25 Aprile: un paese che non riesce a fare i conti con il passato - Breve storia del fascismo

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Breve storia del fascismo

Il primo fascismo - tra rivoluzione e reazione

Il primo fascismo fu essenzialmente un movimento di balordi. Arditi disadattati mal tolleranti del ritorno alla vita civile, rivoluzionari ancora intrisi della propaganda nazionalista che li aveva spinti ad anteporre una fantomatica "patria" (in realtà i desideri di potere dei savoiardi) ed altra gente senza arte né parte.

Mussolini lo tramutò in qualcosa di diverso:

  • una sorta di "garanzia" nei confronti della borghesia che una rivoluzione comunista in Italia non sarebbe mai avvenuta
  • un accordo con la criminalità organizzata per fornire una giustificazione ideologica ai crimini commessi ed ottenere manovalanza e professionismo per le attività delittuose delle bande di balordi.

Il primo momento chiave, verso la istituzionalizzazione, fu la "marcia su Roma". Il 28 ottobre 1922, un gruppo di circa 50.000 facinorosi cercò di "forzare la mano" alla monarchia per conferire l'incarico di Presidente del Consiglio a Benito Mussolini.

Per la compiacenza e complicità di Vittorio Emanuele II, l'Esercito lasciò passare la "colonna infame" e Sciaboletta ebbe la scusa per dimettere il Presidente Facta e nominare Mussolini a capo del governo.

Quanto stava succedendo in Italia non è un fatto isolato. La Prima guerra mondiale non terminò con gli armistizi di Villa Incisa e di Rethondes, soprattutto nei paesi vinti e nei nuovi paesi formatesi durante e dopo la conferenza di pace di Versailles.

L'Italia fu un caso particolare: un paese che apparteneva al novero dei vincitori e che ebbe una dinamica simile agli imperi centrali implosi con la guerra 1914-18. 

Mussolini: tra paraculaggine e criminalità fino alla svolta del 1925

Mussolini occupò il potere con criminale perizia: costituì una massa critica di driver del consenso mettendo assieme le corporazioni di agrari, imprenditori legati alle commesse pubbliche, ed il peggiore bigottismo cattolico. Gli accordi con la criminalità e la massa di balordi fornirono la manovalanza per le azioni di intimidazione, pestaggio sistematico e assassinio degli oppositori.

Dal primo Governo, Mussolini cercò di accreditarsi come elemento di equilibrio e di garanzia, quando le squadracce intimidivano ed eliminavano fisicamente gli avversari.

La composizione del Governo Mussolini I è indicativa di questa "paraculaggine". 3 fascisti, 2 popolari, 2 democratico-sociali, 2 liberali, 1 nazionalista, 2 militari ed 1 indipendente.

In questo ambiente di connivenza con la criminalità comune ed una spolveratina di incenso per rendersi credibile ai più, maturò il rapimento e l'omicidio di Giacomo Matteotti, già inviso al fascismo per avere denunciato i brogli alle elezioni del 1924.

Il deputato socialista polesano fu ucciso perché stava per denunciare e documentare i rapporti tra criminalità, fascismo e (probabilmente) tangenti di multinazionali del petrolio. Siamo a giugno 1924

Dopo una difesa pretestuosa, Mussolini, il 3 gennaio 1925, si assunse la responsabilità politica dell'omicidio, senza conseguentemente consegnarsi alla Magistratura per essere processato. Questa data viene convenzionalmente assunta come inizio della dittatura, coincidendo con il completo e doloso sconvolgimento dell'equilibrio dei poteri.

Per questo Mattarella, nell'odierno discorso di Vittorio Veneto, ha parlato di un ventennio di dittatura, anche se i fascisti fanno coincidere l'anno primo con il 29 ottobre 1922, day after della marcia su Roma. 

Ben consapevole della necessità di un "deal" con la Chiesa Cattolica, il Duce quasi da subito cercò un accordo che gli lasciasse mano libera (anche nei confronti di esponenti del clero e di politici di ispirazione cattolica). Ci mise un sacco di tempo e di energie, ma i patti lateranensi del febbraio 1929 costituirono la definitiva affermazione del fascismo nel paese.

Gli italiani ed il consenso al fascismo

Buona parte degli italiani fu complice consapevole del fascismo. Per quanto i brogli siano stati rilevanti, non possono avere completamente stravolto i dati elettorali.

Voti/elezioni 1919 1921 1924  1929 1934
Liste Fasciste - 0,45 64,94  98,43  96,46
Socialisti 32,28 24,69 10,93     
Popolari 20,53 20,39 9,01     
Liberali 24,54 17,48 1,51     
Partito democratico sociale 10,95 4,68 1,55     
Nazionalisti 19,07  -    
Comunisti -   3,74    

Quindi tra brogli, botte e propaganda, la stragrande maggioranza degli italiani 95 anni fa si affidò ad un branco di scappati di casa, con un gruppuscolo di nobiluomini, idioti utili alla causa. Poi ... fu plebiscito.

Gli italiani furono vittime oppure complici dell'inganno fascista? Secondo la storiografia ufficiale vittime, dalle mie riflessioni e dai numeri emergono invece delle complicità pesanti, che il mantra della concordia nazionale ha colpevolmente coperto.

Non è ragionevole che in 3 anni un partito di 4 balordi arrivi al 65% dei consensi spiegati unicamente per le botte e la propaganda. Così come  Sciaboletta avrebbe potuto abbattere a mitragliate i 50.000 della marcia su Roma, una maggioranza coesa avrebbe potuto disfarsi agevolmente della cancrena fascista.

Non è successo per molti motivi: chi vedeva nel partito un alleato da cavalcare per arrivare al potere e poi disfarsene, chi obbedendo alla retorica anticapitalista vedeva i fascisti come rivoluzionari, chi era pronto ad approfittare dei repulisti del regime negli impieghi pubblici, negli appalti per sfrattare concorrenti armati solamente della tessera del P.N.F. e di una grandissima faccia da culo.

Il Deal con il Vaticano (Patti Lateranensi) costituiva poi la ciliegina sulla torta per giustificare l'appoggio al regime. Se la balordaggine era l'anima dei primi fascisti, l'indifferenza, la razionalizzazione di una appropriazione indebita e l'impunità nel commettere ogni sorta di reati riservata ai gerarchi costituì l'Azimuth del fascio.

Il delirio imperiale - l'inizio della fine

Tra il 1922 ed il 1932 l'Italia fascista si era già resa colpevole di crimini di guerra nella neoconquistata (1911) e turbolenta colonia africana. Graziani (ha ancora piazze a lui dedicate) si rese colpevole di omicidi di massa, tanto da eliminare ogni opposizione. Pure Churchill si lagnò della "impermeabilità" dei libici sopravvissuti alle persecuzioni italiane.

Il racconto di quella pagina oscura, culminato con l'impiccagione del leader libico Omar Mukhtar, è narrato in un film del 1980 (ben poco diffuso sui piccoli e grandi schermi italiani). "Il Leone del deserto". 

Sciaboletta non poteva però accontentarsi di una pacificazione, ed il DUX che DUX poteva essere senza una guerra vittoriosa? Maturò l'idea della guerra all'Etiopia, unico stato africano rimasto indipendente.

Fregandosene della diplomazia internazionale l'Italia fascista sottomise lo stato africano, macchiandosi di ogni efferatezza, dallo stupro di guerra, all'utilizzo dei gas contro la popolazione civile.

La guerra di Etiopia costituì la fine di ogni "feeling" tra il mondo occidentale (le plutocrazie, nelle parole di quel gran coglione di Benito) e l'Italia fascista, e la crisi economica derivante dalle sanzioni comminate. Il fascismo non poté più essere considerato un argine al dilagante comunismo, già arrestatosi (peraltro) sulla barriera degli stati centro europei. 

Al Fascio non rimaneva che una strada: trovare amicizie e alleanze con organizzazioni similari. Da qui il progressivo avvicinamento alla Germania Nazista e l'intervento a fianco dei Falangisti di Francisco Franco nella guerra civile spagnola. Nota di colore: il termini "pulizia"- limpieza per sterminio degli avversari fu coniato durante quel conflitto.

Per un atto di rimming al neoalleato, e per recuperare posti da distribuire tra i fedelissimi, furono adottate anche in Italia le leggi razziali, destinate in primis alla persecuzione degli ebrei.

L'italia in guerra: il marmo imperiale si rivela cartapesta

Mussolini, da buon paraculo, entrò in guerra quando pensava che la pace fosse questione di mesi ("dobbiamo sacrificare qualche migliaio di morti"). Da subito si rivelò il bluff del regime, e la totale inadeguatezza di materiale bellico scelto sulla base delle mazzette pagate ai gerarchi più che su valutazioni di efficacia.

L'Italia fascista si sgretolò immediatamente, ma tre eventi minarono definitivamente il consenso interno al regime:

  • i bombardamenti alleati dell'estate 1942
  • la perdita del Nord Africa
  • il disastro in Russia 

Lo sbarco alleato in Sicilia e la sua facile conquista furono il de profundis per Mussolini.

Sciaboletta pugnalò alle spalle il Duce facendolo sfiduciare dal Gran consiglio del Fascismo del 23 Luglio 1943, e cercando di imprigionarlo per usarlo come merce di scambia. Il Re non esitò a scapparsene alla chetichella da Roma abbandonandola nelle tenaglie del'ex alleato tedesco.

Le 600 (più o meno) giornate di Sodoma - La Repubblica di Salò

Dopo la liberazione di Mussolini venne messo in piedi un regime da tragicomica, la Repubblica di Salò, nella quale i peggiori estremisti, sadici ed assassini rimasti al regime si coalizzarono difesi dalle armate tedesche per istituire un regime di terrore e sopraffazione nel Nord Italia, complice il rallentamento dell'offensiva alleata per la preparazione dello sbarco in Normandia.

Milano divenne uno dei centri in cui il Regime perpetro le peggiori porcate, una di queste fu l'eccidio di Piazzale Loreto. 15 prigionieri furono prelevati da San Vittore, fucilati e lasciati a putrefarsi nel caldo estivo di Milano presi a sassate, sputi e calci dai fanatici fascisti.

Chi la fa la aspetti. Meno di un anno dopo fu l'ex duce ad essere appeso nello stesso posto.  

Pasolini in "Salò, o le 120 giornate di Sodoma" rappresentò magistralmente il livello di degrado umano raggiunto durante il crepuscolo del regime: