25 Aprile: un paese che non riesce a fare i conti con il passato - Il rischio di non fare i conti con se stessi

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Il rischio di non fare i conti con se stessi

"History doesn't repeat itself but it often rhymes" Mark Twain 

Ma quali conti non furono mai fatti sul fascismo e sulla sua fine?

3 dico 3 bullets:

1) non c'è mai stata una Norimberga italiana.

Il Processo di Norimberga fu scioccante per i tedeschi, ma costituì un archivio perenne di documentazione sui crimini del nazismo e dei suoi gerarchi. La documentazione legale sul processo è tuttora disponibile online, mentre gli appunti di uno psicologo che seguì imputati e testimoni sono una interessante fonte sugli habits mentali di chi si macchiò di crimini immaginabili.

Processi ne abbiamo avuti post guerra, ma ben presto chiusi per quanto sotto descritto.

2) i conti non fatti dal PCI son il proprio passato

IL PCI prendeva ordini da Mosca fino alla fine degli anni '50. La documentazione sulla organizzazione di una insurrezione armata comunista, sull'accordo per cedere la Venezia Giulia ai comunisti Titini e sulle armi nascoste per queste finalità sono verità storica acquisita senza ombra di dubbio.

Il PCI ed i suoi eredi hanno sempre nascosto questo scheletro nell'armadio, pavoneggiandosi della retorica della liberazione ma omettendo la razionalizzazione di un progetto di insurrezione comunista nel paese.

Palmiro Togliatti - Lettera a Vincenzo Bianco citato in "Le altre Gladio" posizione 528ss
Noi consideriamo come un fatto positivo, di cui dobbiamo rallegrarci e che in tutti i modi dobbiamo favorire, la occupazione della regione giuliana da parte delle truppe del maresciallo Tito. Questo infatti significa che in questa regione non vi sarà né un’occupazione, né una restaurazione dell’amministrazione reazionaria italiana, cioè si creerà una situazione profondamente diversa da quella che esiste nella parte libera d’Italia, si creerà una situazione democratica, in cui sarà possibile distruggere a fondo il fascismo e organizzare il popolo tanto per la continuazione della guerra contro gli invasori tedeschi, quanto per la soluzione di tutti i problemi vitali. Il nostro Partito deve partecipare attivamente, collaborando con i compagni jugoslavi nel modo piú stretto, alla organizzazione di un potere popolare in tutte le regioni liberate dalle truppe di Tito […] e in cui esista una popolazione italiana, attraverso i suoi rappresentanti democraticamente scelti, agli organi di potere popolare che si creeranno in quelle regioni […] Questa direttiva vale anche e soprattutto per la città di Trieste. Noi non possiamo ora impegnare una discussione sul modo come sarà risolto domani il problema di questa città, perché questa discussione può oggi soltanto servire a creare discordia tra il popolo italiano e i popoli slavi. Quello che dobbiamo fare è, d’accordo con i compagni slavi e nella particolare situazione che si sta creando in quella regione, portare il popolo di Trieste a prendere nelle sue mani la direzione della vita cittadina, garantendo che alla testa della città vi siano le forze democratiche e antifasciste piú decise e disposte alla collaborazione piú stretta con il movimento slavo e con l’esercito e l’amministrazione di Tito. I nostri compagni devono comprendere e far comprendere a tutti i veri democratici triestini che una linea diversa si risolverebbe, di fatto, in un appello all’occupazione di Trieste da parte delle truppe inglesi con tutte le conseguenze che ciò avrebbe (cioè disarmo dei partigiani, nessuna misura seria contro il fascismo, instaurazione di una amministrazione reazionaria, nessuna democratizzazione) […] Il Partito è tenuto, in tutta l’Italia settentrionale […] a sviluppare un’ampia campagna di solidarietà e per la collaborazione piú stretta coi popoli della Jugoslavia e col loro governo ed esercito nazionale […]

 

3) i conti non fatti da DC ed alleati

Nel rischio di una insurrezione comunista, che sarebbe probabilmente partita da Trieste, la DC mandò un giovanissimo Giulio Andreotti, con una dotazione di fondi riservati per organizzare una resistenza ad una potenziale invasione sovietica e dei suoi alleati.

Il rischio era percepito come forte e comune in tutta Europa, tanto che gli scarsi fondi iniziali sono stati ben presto corroborati da risorse NATO. E' l'operazione Gladio (o Stay-Behind nella versione internazionale).

Ciò che distinse l'Italia fu lo sdoganamento frettoloso di elementi contigui al fascismo per rinforzare velocemente le fila di una resistenza che si credeva imminente. I "neo-democratici" (o meglio "diversamente-democratici") imbarcati utilizzarono sistemi non esattamente ortodossi. E' storia l'assassinio di carabinieri che scoprirono i depositi di armi (strage di Peteano, 1972), forti e mai smentiti i sospetti dei legami tra alcuni di questi nuclei, il tentativi di golpe neofascisti "Solo (1964)", "Borghese  (1970)" e il terrorismo nero degli anni '70. 

Il rischio: una assonanza fascista?

Chiarisco subito: è improbabile un ripetersi esatto di quanto accaduto un secolo fa, ma è possibile, e va scongiurato, un passo indietro sulle libertà civili, sui diritti personali e sulla stabilità economica. Effetti questi non indotti dal solo fascismo, ma anche dalle altre due degenerazioni della democrazia: il comunismo (o socialismo reale) e il populismo.

Abbiamo un neofascista al Viminale? Probabilmente si, forse più per idiozia che per premeditazione. L'atteggiamento di Matteo Salvini nei confronti di quest'ultimo 25 aprile e la composizione del bacino elettorale della nuova Lega Salvini sono preoccupanti.

Neo bigotti,  xenofobi, razzisti, borghesi impauriti, veri e propri balordi di Casapound, corporazioni attente alle rendite di posizione e nemiche dei trattati di libero scambio ci sono tutti. Tutte le classi sociali che fecero scattare il 50%+X di consensi al Regime fascista.

Secondo elemento di rischio è la nota assenza di coscienza collettiva e di memoria storica degli italiani. Prontissimi a bruciare le case altrui per guadagnare vendendo cenere, non si ricordano quante volte negli incendi incontrollati è andata a fuoco anche la propria casa.

Esistono però un vincolo forte ed un fattore scatenante non ancora a rischio di produrre scintille.

Il vincolo forte è l'appartenenza dell'Italia all'Unione europea, e più il processo di integrazione europea procede, meno diventa possibile una scelta autonoma e demenziale dell'Italia.

Il trigger assente è la stabilità economica e finanziaria derivante dall'adesione alla moneta unica e al percorso di stabilità finanziaria.

Per questi motivi va a tutti i "professoroni" il mio "tenete duro!" I professoroni furono l'inizio della fine del fascismo, possono costituire l'ostacolo impassabile per la nuova e pericolosa destra salviniana. Minate le basi del consenso con la diffusione del sapere e impedite che vengano disgregati i due vincoli forti per una "rima" fascistoide: Euro e Unione Europea.

Non fatevi fregare dalla retorica sovranista: la sovranità è una autorità condivisa e diffusa. Dal Comune di residenza, alla Provincia, alla Regione, allo Stato nazionale, alla organizzazioni Sovranazionali, formalizzata (Unione Europea) oppure meno cogenti (NATO, ONU, FMI, Banca Mondiale). Non sareste minimamente più padroni a casa vostra tagliando o riducendo i legami dello Stato. Semplicemente dareste più poltrone da spartirsi ai politici italiani.

Questa la nuova resistenza, malgrado l'occupazione dei media, le balle sparse da venditori di pozioni magiche e ... un Presidente della Repubblica in evidente difetto di spina dorsale.