Le male piante
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Le male piante

Il 23 agosto ricorre la Giornata europea di commemorazione delle vittime di tutti i regimi totalitari e autoritari.

I regimi autoritari e totalitari si distinguono per la repressione violenta dei dissidenti, per una appropriazione delle risorse della collettività, fino a degenerare in crimini di massa.

Qualche anno dopo la caduta del Comunismo cercavo di intortare una ragazza polacca. Mi sorprese sentirla parlare del regime comunista come mia nonna mi raccontava del fascismo. Nessuna sorpresa: i regimi totalitari si differenziano nei colori sociali, nei simboli e negli inni, ma tutti vogliono cancellare la libertà, la dignità e la coscienza delle persone.

Oggi l'indegno erede dei regimi totalitari è senza dubbio alcuno Vladimir Putin, seguito (in ordine decrescente di villania) dalla Repubblica islamica dell'IRAN, dalla Corea di Kim, dalla Cina. A questi si rischia che si accodino gli USA del wannabe ducktator Donald Trump, sempre che le elezioni di Midterm non lo vedano pesantemente sconfitto o che la natura faccia finalmente il suo corso.

La data richiama il 23 agosto 1939, quando la Germania nazista e l’Unione Sovietica staliniana sottoscrissero il Patto Molotov-Ribbentrop. Il trattato di non aggressione reciproca e il suo protocollo segreto prepararono la spartizione dell’Europa centro-orientale in sfere d’influenza e furono seguiti, poche settimane più tardi, dall’invasione della Polonia da parte della Germania e dell’Unione Sovietica.

Nel 2009 il Parlamento europeo ha proposto di dedicare questa giornata alle vittime di tutti i regimi totalitari e autoritari, chiedendo che fosse commemorata «con dignità e imparzialità». La Dichiarazione di Varsavia del 2011 ha successivamente ribadito la comune condanna dei crimini commessi dai regimi nazionalsocialisti, fascisti, comunisti e da ogni altra dittatura europea.

Il totalitarismo: privazione della dignità della persona, e talvolta della vita

Commemorare tutte le vittime significa riconoscere un principio comune: nessuna idea politica, nessuna ragione di Stato e nessuna promessa di grandezza nazionale o di emancipazione sociale può giustificare la soppressione della persona, la persecuzione di un popolo, l’eliminazione degli oppositori o la trasformazione della società in un sistema fondato sulla paura.

Le vittime dei totalitarismi non furono soltanto numeri. Furono uomini, donne e bambini; ebrei, rom e sinti, persone con disabilità, credenti, dissidenti, lavoratori, contadini, intellettuali, militari prigionieri, minoranze nazionali e semplici cittadini divenuti “nemici” perché non conformi all’ideologia dominante.

Ricordarli significa difendere oggi ciò che i totalitarismi vollero cancellare: la dignità della persona, la libertà di coscienza, il pluralismo politico, la democrazia e lo Stato di diritto.

Non esiste una cifra unica e incontestata delle vittime. I confini geografici e temporali cambiano; alcune statistiche contano soltanto le esecuzioni, altre comprendono le morti nei campi, durante le deportazioni o nelle carestie provocate o aggravate dalle politiche dei regimi.

Gli ordini di grandezza, tuttavia, non lasciano dubbi sulla vastità della tragedia.

I crimini di Hitler e dei nazisti

Il regime nazista, insieme ai suoi alleati e collaboratori, assassinò sei milioni di ebrei europei nella Shoah. A questi si aggiungono circa 3,3 milioni di prigionieri di guerra sovietici, circa 1,8 milioni di polacchi non ebrei, fra 250.000 e 500.000 rom e sinti, più di 310.000 civili serbi uccisi dal regime ustascia e fra 250.000 e 300.000 persone con disabilità, oltre a decine di migliaia di oppositori politici e appartenenti ad altri gruppi perseguitati.

Sommando soltanto le categorie documentate dallo United States Holocaust Memorial Museum, si arriva a circa dodici milioni di persone assassinate per ragioni razziali, biologiche, politiche o ideologiche. Il dato non comprende tutti i civili morti nelle rappresaglie, nelle operazioni antipartigiane o, più in generale, nella guerra scatenata dal nazismo.

I crimini di Stalin, Lenin e dei bolscevichi

Per lo stalinismo le valutazioni sono maggiormente controverse. La documentazione archivistica attesta centinaia di migliaia di esecuzioni, circa un milione e mezzo di morti nel sistema dei Gulag e moltissime vittime delle deportazioni e degli insediamenti speciali. Se si comprendono anche le carestie determinate o consapevolmente aggravate dalla collettivizzazione forzata – fra le quali l’Holodomor ucraino – le principali ricostruzioni storiografiche collocano le vittime attribuibili alle politiche staliniane in un intervallo di circa sei-nove milioni. Questa stima riguarda però l’intera Unione Sovietica, Stato transcontinentale, e non può essere automaticamente considerata un dato relativo alla sola Europa.

Mussolini "ha fatto anche cose buone"

In Italia c'è ancora chi sostiene questa falsità storica. Dalle violenze iniziali delle squadracce di Balbo e Farinacci ad inizio anni '20 alla istituzionalizzazione del regime con la istituzione della polizia segreta (OVRA) e del Tribunale speciale per la difesa dello stato, sino ai crimini coloniali a danno di libici ed etiopi, per arrivare al sadismo dei repubblichini il regime fascista fu deprivazione delle liberta, appropriazione indebita e un sistema criminale di corruzione sulle commesse pubbliche, sino ai reati di violenza, tortura e crimini di guerra. Se vi paiono "buone" queste cose...

Ambito

Stima utilizzabile

Avvertenze

Violenza squadrista e omicidi politici, 1919-1926

almeno diverse centinaia di morti

Non esiste un censimento nazionale definitivo. Salvemini contò almeno 118 uccisi in soli cinque mesi tra 1922 e 1923; Matteotti attribuì ai fascisti 150 assassinii nel primo anno dopo la marcia su Roma. Sono soglie minime, non totali complessivi

Repressione giudiziaria, 1927-1943

31 condanne a morte eseguite

Il Tribunale speciale pronunciò 42 condanne capitali, delle quali 31 eseguite, oltre a 4.596 condanne detentive per complessivi 27.735 anni di carcere. Circa 15.000 persone passarono inoltre per il confino. Il dato non comprende omicidi extragiudiziali e morti per maltrattamenti o condizioni carcerarie.

Persecuzione degli ebrei, 1943-1945

5.969 deportati dall’Italia morirono; almeno altri 322 morirono in Italia

Furono deportate 6.806 persone. Si tratta di una persecuzione nazista con partecipazione determinante della RSI: per 1.951 deportati l’arresto fu effettuato da italiani e per altri 332 congiuntamente da italiani e tedeschi. Non è quindi corretto attribuire indistintamente tutte le vittime alla sola RSI.

Stragi naziste e fasciste, 1943-1945

oltre 23.000 vittime

L’Atlante delle stragi censisce circa 5.500 episodi. Il totale comprende azioni tedesche, repubblichine e congiunte, quindi non può essere sommato integralmente come dato esclusivo del fascismo italiano.

Occupazione italiana dei Balcani

diverse migliaia di morti nei soli campi

Gli internati civili morirono “a migliaia”. Le stime dei singoli campi sono controverse: circa 1.500-3.500 a Arbe/Rab, circa 1.000 a Molat, più di 500 a Gonars e circa 200 a Monigo, oltre alle vittime di fucilazioni e rappresaglie.

Una dimensione spesso rimossa: quella coloniale.

In Cirenaica, tra il 1929 e il 1934, la deportazione di massa ordinata da Badoglio e Graziani provocò circa 40.000-48.000 morti nei campi; valutazioni più ampie, comprendenti marce forzate, esecuzioni, fame e malattie, arrivano a 60.000-70.000 vittime. In Etiopia la guerra di conquista e l’occupazione fascista causarono complessivamente, secondo stime necessariamente incerte, circa 250.000-350.000 morti tra militari e civili.

Fra gli episodi più documentati vi sono il massacro di Addis Abeba del febbraio 1937, stimato in circa 19.200 vittime, e l’uccisione di 1.400-2.000 religiosi e pellegrini a Debre Libanos. Sommando prudentemente Libia ed Etiopia, le guerre e le occupazioni coloniali fasciste produssero dunque un ordine di grandezza di circa 300.000-400.000 morti, fermo restando che non si tratta di un censimento definitivo e che le categorie impiegate dagli studiosi — caduti in guerra, vittime civili e vittime della repressione — in parte si sovrappongono.

Gli altri regimi

A queste vittime devono aggiungersi quelle della repressione esercitata dalle dittature comuniste dell’Europa centrale e orientale, dai regimi fascisti e collaborazionisti, dalla dittatura franchista in Spagna, dall’autoritarismo portoghese, dalla dittatura militare greca e dagli altri regimi che negarono libertà, pluralismo e diritti fondamentali. In Spagna, ancora nel 2014, il Consiglio d’Europa ricordava che rimaneva da chiarire la sorte di oltre 150.000 persone scomparse durante la guerra civile e la dittatura franchista.

Un totale europeo complessivo non può quindi essere formulato senza il rischio di sovrapporre vittime, confondere repressione e perdite di guerra oppure attribuire una precisione inesistente a fenomeni storici differenti. È però ragionevole affermare che le politiche criminali dei principali regimi totalitari europei causarono direttamente la morte di molte decine di milioni di persone, se alle uccisioni mirate si aggiungono deportazioni, prigionia, carestie e guerre di aggressione.

Alcuni nomi e cifre:

Repubblica sovietica ungherese di Béla Kun (1919): il cosiddetto “Terrore rosso” provocò, secondo le ricostruzioni più diffuse, alcune centinaia di morti, generalmente stimate fra 400 e 600.

Stato indipendente di Croazia degli ustascia (1941-1945): il regime fascista e ultranazionalista uccise circa 320.000-340.000 serbi, oltre 30.000 ebrei e decine di migliaia di rom e oppositori croati e musulmani. Nel solo sistema concentrazionario di Jasenovac furono assassinate fra 77.000 e 99.000 persone. Queste vittime sono già in larga parte comprese nelle stime complessive dei crimini nazisti e dei loro collaboratori e non devono essere sommate una seconda volta

Romania di Ion Antonescu (1940-1944): la commissione internazionale presieduta da Elie Wiesel ha stimato fra 280.000 e 380.000 gli ebrei romeni e ucraini assassinati o morti a causa delle politiche delle autorità romene, ai quali si aggiungono circa 11.000 rom. Anche queste vittime rientrano in parte nel bilancio complessivo della Shoah.

Ungheria di Miklós Horthy e regime delle Croci Frecciate (1920-1945): circa 550.000 ebrei provenienti dall’Ungheria furono assassinati durante la Shoah, soprattutto dopo l’occupazione tedesca del marzo 1944, con la collaborazione delle autorità ungheresi. Il regime delle Croci Frecciate fu direttamente responsabile anche di migliaia di fucilazioni e marce della morte. Il dato è già compreso nei sei milioni di vittime ebree

Stato slovacco di monsignor Jozef Tiso (1939-1945): circa 70.000 ebrei furono deportati e approssimativamente 60.000-65.000 vennero assassinati. Anche queste vittime sono comprese nel totale della Shoah.
Dittatura franchista in Spagna (1936/1939-1975): le esecuzioni e le eliminazioni compiute dalle forze nazionaliste durante la guerra civile e dalla dittatura nel dopoguerra sono generalmente stimate fra 130.000 e 150.000. Il Consiglio d’Europa ha ricordato inoltre che rimaneva da chiarire la sorte di oltre 150.000 scomparsi della guerra civile e del franchismo. Le due cifre non possono essere sommate, perché si sovrappongono in misura rilevante.

Francia – Regime di Vichy (1940-1944). Nato dopo la sconfitta francese del 1940 e guidato dal maresciallo Philippe Pétain, lo Stato francese di Vichy abolì le istituzioni democratiche, perseguitò oppositori, comunisti, resistenti e massoni e collaborò attivamente con la Germania nazista. Di propria iniziativa, il 3 ottobre 1940 adottò lo Statut des Juifs, che escluse gli ebrei dagli impieghi pubblici e da numerose professioni, cui seguirono internamenti, confische e “arianizzazione” dei beni. Complessivamente circa 76.000 ebrei furono deportati dalla Francia e circa 80.000 furono le vittime della Shoah nel Paese. Dal 1943 la Milice française partecipò inoltre alla caccia ai resistenti, compiendo arresti, torture, omicidi e deportazioni

Dittature comuniste dell’Europa centro-orientale: Jugoslavia di Tito, Albania di Hoxha, Bulgaria, Romania, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia e Repubblica democratica tedesca, instaurate fra il 1944 e il 1949 e cadute fra il 1989 e il 1991, provocarono complessivamente centinaia di migliaia di morti attraverso esecuzioni, massacri del primo dopoguerra, detenzione politica, campi di lavoro, deportazioni e repressione delle rivolte. Non esiste una stima europea armonizzata. A titolo esemplificativo, per la Cecoslovacchia sono documentati 248 giustiziati politici e circa 4.500 morti nelle carceri; in Albania risultano oltre 6.000 persone giustiziate o morte in detenzione; nella Jugoslavia comunista le stime delle uccisioni politiche e delle stragi del 1944-1946 oscillano generalmente fra 80.000 e 150.000. Come ricordiamo ogni anno in Italia i crimini di Tito e dei suoi sgherri non furono solo di natura politica. Fu perpetrata una vera e propria pulizia etnica nei confronti dei tanti italiani residenti in Jugoslavia.
Regimi autoritari dell’Europa meridionale e centrale: l’Estado Novo di Salazar e Caetano in Portogallo (1933-1974), l’austrofascismo di Dollfuss e Schuschnigg (1933-1938), il regime di Metaxas (1936-1941) e la dittatura dei colonnelli in Grecia (1967-1974), nonché le dittature monarchiche o militari affermatesi fra le due guerre in Polonia, Jugoslavia, Romania, Bulgaria e nei Paesi baltici, causarono uccisioni, torture, detenzioni e persecuzioni politiche. I morti nei rispettivi territori europei furono generalmente nell’ordine delle decine, centinaia o, in alcuni casi, migliaia, mentre furono molto più numerose le persone imprigionate, torturate, deportate o costrette all’esilio. Per questi regimi non è disponibile una statistica complessiva comparabile.

Bibliografia e sitografia

Memoria europea e regimi totalitari

  1. Parlamento europeo, Risoluzione del 2 aprile 2009 sulla coscienza europea e il totalitarismo, P6_TA(2009)0213. Testo della risoluzione.

  2. Consiglio dell’Unione europea, Warsaw Declaration on the occasion of the European Day of Remembrance for Victims of Totalitarian Regimes, 23 agosto 2011, documento 13830/11. Testo della Dichiarazione di Varsavia.

  3. Commissione europea, Statement on the European Day of Remembrance for the Victims of All Totalitarian and Authoritarian Regimes, 23 agosto 2025. Dichiarazione della Commissione.

  4. European Parliamentary Research Service, European Day of Remembrance for Victims of All Totalitarian and Authoritarian Regimes, 2022. Scheda EPRS.

  5. Consiglio d’Europa – Assemblea parlamentare, Resolution 1481 (2006): Need for international condemnation of crimes of totalitarian communist regimes, 25 gennaio 2006. Testo della risoluzione.

  6. House of European History, Remember 23 August: Memories of Totalitarian Regimes. Approfondimento.

  7. United States Holocaust Memorial Museum, Documenting Numbers of Victims of the Holocaust and Nazi Persecution. Holocaust Encyclopedia.

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Fascismo italiano, occupazioni e repressioni

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  3. Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC, Statistica generale degli ebrei vittime della Shoah in Italia, 1943-1945. Dati sulle deportazioni e sulle vittime.

  4. Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Italia-Germania: presentazione dell’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, 2016. Presentazione e risultati del progetto.

  5. ANPI, Le stragi nazifasciste, presentazione dell’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia. Scheda dell’opera.

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  7. Di Pasquale, Francesca, “The ‘Other’ at Home: Deportation and Transportation of Libyans to Italy During the Colonial Era (1911–1943)”, in International Review of Social History, vol. 63, Special Issue S26, 2018, pp. 211-231, DOI: 10.1017/S0020859018000299.

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  9. Campbell, Ian, The Addis Ababa Massacre: Italy’s National Shame, Oxford University Press, 2017, ISBN cartaceo 978-0-19-067472-4, ISBN digitale 978-0-19-094317-2, DOI: 10.1093/oso/9780190674724.001.0001.

Francia di Vichy

  1. Direction de l’information légale et administrative – Vie publique, Le régime de Vichy et la Résistance (1940-1944). Scheda storica istituzionale.

Collegamenti consultati e verificati il 23 agosto 2026.