Procede in Parlamento l'esame del DDL sulla ennesima riforma elettorale: lo Stabilicum (o stallaticum per noi sovversivi). Più che una soluzione alla bassa "governance" del paese, il provvedimento sembra sempre di più un "sindacato di blocco" pre-elettorale finalizzato a blindare i patti spartitori delle poltrone tra le due coalizioni. Una emulsione per due coalizioni che non stanno assieme; come funziona, servirà allo scopo, ma, soprattutto, è utile a noi cittadini avere coalizioni più "stabili" e, soprattutto, questa classe politica?
Il PDL AC 2822 Versione 2
La riforma del sistema elettorale è in discussione alla Camera come AC 2822, se volete seguire l'Iter.
Il testo è a prima firma Bignami, contornato come solito da altri "eccelsi" costituzionalisti con scappellamento a destra, in data 26 febbraio 2026. Dopo una sequela di "porcudighel" di Mattarella, che invece mastica bene la materia, e si era accorto che il vestito era troppo spudoratamente tagliato su misura dei maldestri, un PDL un poco più accettabile è stato ripresentato il 27 maggio 2026, e l'iter ha avuto una accelerata, per essere pronto per le nuove elezioni del 2027.
Cambiare le regole del gioco con la campagna elettorale in corso puzza tremendamente di stallatico lontano un miglio, ma questa è la attuale politica italiana.
Gli scopi del PDL sono abbastanza chiari: nessuna autonomia all'elettore, che non sa chi vota, non essendoci né seggi uninominali, né preferenze da esprimere, e controllo totale delle segreterie di partito sulle candidature. Peggio della squallida partitocrazia dei tempi della Prima repubblica, e in spregio alle indicazioni date con il referendum del 18/03/1993. Con la nuova legge elettorale ritorna quindi la partitocrazia, e fa più schifo di prima perché ha l'aggravante del leaderismo.
Il secondo scopo è ancora più evidente: se facciamo il copia-incolla del 2022 ci ritroviamo con una solida maggioranza (220/400 alla Camera, 113/200 al Senato) anche se non conquistati sul campo.
I "porgudighel" di Mattarella hanno alzato l'asticella per fare scattare il "premio" di maggioranza da 40 a 42% e il requisito che l'asticella debba essere ottenuta in entrambe le camere per essere attribuito.

Commento tecnico - AI assisted
Riforma elettorale AC 2822: sintesi dei tre assi principali
Il nuovo testo dell’AC 2822 ridisegna il sistema elettorale di Camera e Senato secondo tre direttrici principali: la trasformazione in senso proporzionale del sistema, l’introduzione di un premio di governabilità predeterminato e il coordinamento bicamerale delle condizioni per l’attribuzione del premio.
1. Proporzionalizzazione del sistema
La riforma supera l’attuale modello misto, fondato sulla combinazione tra collegi uninominali e collegi plurinominali, e sposta il baricentro del sistema verso un impianto proporzionale.
Il collegio plurinominale diventa l’unità ordinaria della competizione elettorale. La componente uninominale viene soppressa, salvo le discipline speciali previste per Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e Trentino-Alto Adige/Südtirol.
Alla Camera, la distribuzione dei seggi avviene su base nazionale, con successiva attribuzione alle circoscrizioni e ai collegi plurinominali. Al Senato, invece, resta ferma la base regionale, in coerenza con l’articolo 57 della Costituzione.
2. Correttivo di governabilità predeterminato
Il nuovo sistema proporzionale è corretto da un premio di governabilità eventuale, cioè attribuibile solo se ricorrono specifiche condizioni di consenso.
Il premio non è variabile e non opera automaticamente fino al raggiungimento di una maggioranza assoluta. È invece fissato in misura predeterminata:
- 70 seggi alla Camera dei deputati;
- 35 seggi al Senato della Repubblica.
Il premio può essere attribuito alla lista singola o alla coalizione che ottenga il maggior numero di voti validi e raggiunga almeno il 42 per cento dei voti validi. In caso di mancato raggiungimento della soglia o di assenza degli altri presupposti richiesti, tutti i seggi sono ripartiti con metodo proporzionale.
3. Coordinamento bicamerale del premio
L’elemento più caratterizzante del nuovo testo è il coordinamento tra Camera e Senato. Il premio non può essere attribuito separatamente in un solo ramo del Parlamento.
Perché il premio scatti, la lista singola o la coalizione vincente deve risultare prima in entrambe le Camere e deve raggiungere almeno il 42 per cento dei voti validi sia alla Camera sia al Senato.
Se i vincitori nei due rami sono diversi, oppure se la soglia del 42 per cento non è raggiunta anche in una sola Camera, il premio non viene attribuito in nessuna delle due Camere. In tale ipotesi, l’intera distribuzione dei seggi resta proporzionale.
Il coordinamento bicamerale mira a evitare che il premio produca maggioranze politicamente divergenti tra Camera e Senato, rafforzando la coerenza complessiva dell’esito elettorale.
Capitolo I: Camera dei deputati
Assetto proposto
Per la Camera dei deputati, il nuovo testo prevede un sistema proporzionale su base nazionale, articolato in circoscrizioni e collegi plurinominali.
Il premio di governabilità è pari a 70 seggi e viene attribuito a liste circoscrizionali presentate dalla lista singola o dalla coalizione vincente, solo se risultano soddisfatte le condizioni previste dalla legge.
Cambiamenti rispetto alla disciplina vigente
- superamento dei collegi uninominali ordinari;
- centralità dei collegi plurinominali;
- riparto proporzionale dei seggi come regola generale;
- introduzione di un premio fisso di 70 seggi;
- attribuzione del premio solo con almeno il 42 per cento dei voti validi;
- necessario coordinamento con l’esito del Senato;
- mancata introduzione del voto di preferenza;
- conferma delle liste bloccate.
Capitolo II: Senato della Repubblica
Assetto proposto
Per il Senato della Repubblica, il nuovo testo riproduce in larga parte la logica prevista per la Camera, ma conserva la base regionale dell’elezione e della distribuzione dei seggi.
Il premio di governabilità è pari a 35 seggi e può essere attribuito solo se la lista singola o la coalizione collegata a quella vincente alla Camera risulta prima anche al Senato e raggiunge almeno il 42 per cento dei voti validi.
Cambiamenti rispetto alla disciplina vigente
- superamento della componente uninominale ordinaria;
- riparto proporzionale su base regionale;
- introduzione di un premio fisso di 35 seggi;
- attribuzione del premio subordinata al raggiungimento del 42 per cento;
- necessario coordinamento con l’esito della Camera;
- conferma della specialità della base regionale del Senato;
- mantenimento della deroga per le liste che superano il 20 per cento in una regione;
- mancata introduzione del voto di preferenza.
Sintesi conclusiva
La riforma sostituisce l’attuale sistema misto con un modello proporzionale corretto da un premio di governabilità eventuale e predeterminato. La governabilità non viene più perseguita attraverso la componente uninominale, ma mediante un premio esplicito, subordinato a una soglia di consenso e al coordinamento tra Camera e Senato.
I commenti dei tecnici (audizioni depositate alla Camera, AI assisted)
| Nome e cognome | Carica / titolo accademico | Aspetti positivi | Aspetti negativi e rischi | Miglioramenti proposti |
|---|---|---|---|---|
| Lorenzo Spadacini | Professore di diritto costituzionale, Università telematica Mercatorum | Primo testo, premio al 40%. Analisi prevalentemente critica, ma riconosce la struttura proporzionale corretta da premio. | Critica il premio fisso 70/35, la possibile distorsione dell’uguaglianza del voto, l’incompatibilità del premio nazionale con la base regionale del Senato, le liste bloccate, la mancata revisione di circoscrizioni e collegi e il rischio di incostituzionalità. | Chiarire e correggere i criteri demografici; rivedere circoscrizioni e collegi; superare o ridimensionare il premio; rafforzare la scelta degli elettori sui candidati. |
| Luca Longhi | Professore avvocato, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico, Università Telematica Pegaso | Primo testo, premio al 40%. Valutazione tendenzialmente favorevole: proporzionale con correttivi ritenuto coerente con la stabilità; soglia al 40% e premio predeterminato considerati in linea con la giurisprudenza costituzionale. | Segnala rischi di asimmetria Camera/Senato, specie per il premio al Senato e per il ballottaggio, che potrebbe generare maggioranze diverse nei due rami. | Accorgimenti tecnici per evitare maggioranze divergenti tra Camera e Senato; miglior coordinamento tra i due rami. |
| Francesca Biondi | Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano | Primo testo: riconosce il tentativo di muoversi entro le sentenze n. 1/2014 e n. 35/2017. Secondo testo, premio al 42%: valuta positivamente l’aumento della soglia, la riduzione del tetto a 220/113 e l’eliminazione del ballottaggio. | Primo testo: premio problematico in un bicameralismo perfetto; premio fisso potenzialmente sproporzionato o inutile; listone circoscrizionale bloccato poco comprensibile. Secondo testo: restano dubbi su coordinamento Camera/Senato, esclusione di VdA/TAA dal computo nazionale, listini circoscrizionali e rischio di monocameralismo di fatto. | Ridurre il tetto del Senato a 110; includere i seggi TAA nel limite massimo; eliminare le liste circoscrizionali; reintrodurre preferenze o usare lo scorrimento delle liste proporzionali per attribuire il premio. |
| Lara Trucco | Professoressa ordinaria di diritto costituzionale, Università di Genova | Primo testo, premio al 40%. Considera il testo un “cantiere normativo aperto”, quindi potenzialmente migliorabile; riconosce che le liste relativamente corte possono apparire coerenti con la giurisprudenza costituzionale. | Critica multicandidature, voto totalmente blindato, premio fisso, tetto premiale incoerente, ballottaggio eventuale, assenza di quorum strutturale, premio al Senato e rischio di maggioranze non omogenee. | Mantenere aperto il cantiere normativo; rafforzare la condivisione politica; correggere liste bloccate, multicandidature, ballottaggio e premio al Senato. |
| Roberta Calvano | Ordinaria di diritto costituzionale, Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza | Primo testo, premio al 40%. Apprezza le proposte Magi e Pavanelli su firma digitale e voto fuori sede. Sul C. 2822 non rileva aspetti positivi sostanziali, salvo l’intento di superare alcune criticità del Rosatellum. | Critica liste bloccate, pluricandidature, indicazione del candidato premier, ballottaggio “deliberativo”, premio rigido e potenzialmente sproporzionato; teme compressione di rappresentatività, personalità e libertà del voto. | Reintrodurre preferenze oppure adottare collegi uninominali a doppio turno; evitare modifiche affrettate e di sola maggioranza; attendere eventuali indicazioni CEDU sul caso Staderini. |
| Luciano M. Fasano | Professore, Dipartimento di Scienze sociali e politiche, Università degli Studi di Milano | Primo testo, premio al 40%. Offre un’analisi tecnico-politologica del funzionamento; non formula un apprezzamento generale. | Premio “variabile” negli effetti: può non garantire la maggioranza oppure produrre maggioranze oltre il 57,5%; ballottaggio paradossale; possibili esiti asimmetrici Camera/Senato; riduzione dell’autonomia parlamentare per liste bloccate e pluricandidature. | Chiarire inclusione/esclusione di Estero, VdA e TAA nel tetto; evitare effetti contro-intuitivi del ballottaggio; correggere la disciplina per evitare maggioranze divergenti e sovrarappresentazione. |
| Mario Staderini | Coordinatore del ricorso CEDU Staderini e altri c. Italia; ricorrente ONU in materia di raccolta firme | Primo testo, ma focus soprattutto su C.157 e stabilità normativa. Valuta positivamente la firma digitale per la sottoscrizione delle liste e la digitalizzazione dell’accesso elettorale. | Segnala barriere irragionevoli all’accesso al processo elettorale e richiama il principio di stabilità del diritto elettorale, rilevante anche rispetto a modifiche ravvicinate alla scadenza elettorale. | Estendere la firma digitale alla presentazione delle liste; rispettare gli standard ONU/CEDU/Commissione di Venezia; evitare riforme elettorali ravvicinate al voto. |
| Giovanni Guzzetta | Professore avvocato | Primo testo, premio al 40%. Giudizio prevalentemente favorevole sotto il profilo della legittimità costituzionale: soglia al 40% non manifestamente irragionevole; premio effettivo da valutare al netto dei seggi comunque spettanti; ballottaggio con soglia minima al 35% ritenuto compatibile con la giurisprudenza; premio nazionale al Senato non necessariamente incompatibile con art. 57 Cost. | Individua un dubbio interpretativo rilevante sul computo dei voti di Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta ai fini delle cifre nazionali e delle soglie. | Chiarire esplicitamente se i voti di TAA e VdA concorrano o meno ai totali nazionali per soglie, premio e accesso al ballottaggio. |
| Pino Pisicchio | Professore; già parlamentare | Primo testo, premio al 40%. Non si oppone all’eliminazione della componente uninominale, che considera in parte “trompe-l’oeil” per l’assenza di voto disgiunto. | Critica l’ipercinetismo elettorale; premio fisso 70/35 ritenuto insieme eccessivo e insufficiente; ballottaggio controverso; liste bloccate come fattore di distacco tra eletti ed elettori. | Legge elettorale approvata con maggioranza speciale; premio solo con maggioranza assoluta dei consensi, pari a circa 14/15%; in mancanza, riparto proporzionale; reintroduzione del voto di preferenza. |
| Gianluca Passarelli | Professore ordinario di Scienza politica e politica comparata, Sapienza Università di Roma | Primo e secondo testo. Non rileva veri aspetti positivi del C. 2822; nel secondo testo osserva solo che l’eliminazione del ballottaggio non basta a sanare l’impianto. | Giudizio molto negativo: premio fisso definito inesistente nel panorama comparato, “premio di minoranza”; liste bloccate e pluricandidature producono parlamentari nominati; rischio di alterare la forma di governo tramite legge ordinaria; TAA separato; tetto 220 comunque pari al 55% e potenzialmente superabile con Estero/VdA/TAA. | Cassare il premio; introdurre preferenze almeno come “minimo sindacale”; valutare soglia proporzionale più alta, collegi/circoscrizioni diverse, sfiducia costruttiva, riforme dei regolamenti parlamentari e del gruppo misto. |
| Ines Ciolli | Professoressa associata di diritto costituzionale e pubblico, Sapienza Università di Roma | Primo testo, premio al 40%. Riconosce il tentativo dei proponenti di seguire la giurisprudenza costituzionale. | Sistema troppo elaborato e difficilmente emendabile; eccessiva sovrarappresentazione; stabilità non perseguibile solo con regole elettorali; liste bloccate rafforzate; premio rigido e sproporzionato; ballottaggio atipico; premio al Senato problematico. | Preferire un proporzionale con clausola di sbarramento; reintrodurre preferenze; valorizzare maggioranze ex post; evitare un sistema poco comprensibile per gli elettori. |
| Fulco Lanchester | Professore emerito di diritto costituzionale italiano e comparato, Sapienza Università di Roma | Primo e secondo testo. Apprezza la proposta Magi sulla raccolta digitale delle firme. Sul C. 2822 il giudizio resta negativo anche nel secondo testo. | Nel primo testo: riforma vista come succedaneo del premierato, premio eccessivo, liste bloccate, premio nazionale al Senato, mancata coerenza tra Camere. Nel secondo testo: soglia al 42% ancora troppo bassa; collegamento Camera/Senato di dubbia costituzionalità; VdA/TAA separate senza adeguata giustificazione; “buco nero” del voto estero. | Regole elettorali condivise e non unilaterali; evitare premio distorsivo; non surrogare il premierato con legge ordinaria; affrontare il voto estero e la giustificazione delle eccezioni territoriali. |
| Mauro Volpi | Professore | Primo testo, premio al 40%. Valuta positivamente le proposte C.157 e C.2236 su partecipazione, firme digitali e voto fuori sede. | Giudizio negativo sul C. 2822: premio majority assuring artificiale; premio fisso 70/35 e tetti 230/114 eccessivi; premio nazionale al Senato dubbiamente compatibile; ballottaggio tra liste/coalizioni anomalo; deroga alla soglia per liste coalizzate sotto soglia; liste bloccate; indicazione del premier con effetti costituzionali impropri. | Rinunciare a sistemi con premio; adottare proporzionale vero con soglia di sbarramento non aggirabile; introdurre preferenze, collegi uninominali proporzionali o sistema misto preferenze/collegi. |
| Roberto D’Alimonte | Professore; politologo | Analisi simulativa riferita al secondo impianto, premio al 42% e tetto 220. Evidenzia tecnicamente gli effetti del premio e del tetto, distinguendo scenari con premio 70 o 60 e tetti 220/215. | Le simulazioni mostrano che, con premio 70 e tetto 220, l’effetto finale può crescere sensibilmente per voto disperso e seggi extra tetto; con 42% il totale può arrivare intorno al 54% o oltre, e con percentuali più alte può superare il 57–59%. | Valutare riduzione del premio da 70 a 60; valutare tetto a 215 anziché 220; considerare esplicitamente l’effetto dei seggi aggiuntivi VdA/TAA/Estero e del voto disperso. |
| Marilisa D’Amico | Professoressa ordinaria di diritto costituzionale e pubblico, Università degli Studi di Milano | Secondo testo, premio al 42%. Rileva come novità: soglia al 42%, riduzione tetto 220/113, eliminazione ballottaggio, parziale eliminazione pluricandidature nei listini circoscrizionali. | Permangono criticità di metodo e merito: premio ancora sproporzionato, esclusione VdA/TAA/Estero dal limite effettivo, coordinamento Camera/Senato come rischio di “monocameralismo di fatto”, liste bloccate e compressione del diritto di scelta. | Ridurre il numero di seggi-premio; includere le aree ora escluse nel computo del tetto; intervenire sulle liste bloccate; evitare modifiche a fine legislatura senza ampia convergenza. |
| Giovanna De Minico | Professoressa ordinaria di diritto costituzionale e pubblico, Università degli Studi di Napoli Federico II | Primo e secondo testo. Nel secondo testo riconosce che l’aumento al 42% rende più evidente il disegno effettivo della riforma; non lo valuta positivamente in senso sostanziale. | Premio considerato strutturalmente lesivo dell’uguaglianza del voto; premio fisso troppo generoso; rischio di consolidamento dell’attuale maggioranza; listone bloccato nazionale; possibile occupazione delle istituzioni di garanzia; disincentivo al voto delle minoranze. | Eliminare il premio; evitare listoni bloccati; preservare uguaglianza del voto e rappresentatività; adottare una legge “di servizio” per l’elettore, non “di potere”. |
| Andrea Morrone | Professore ordinario di diritto costituzionale, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna | Primo e secondo testo. Sul secondo testo valuta positivamente il coordinamento Camera/Senato se lo scopo è garantire coerenza bicamerale; apprezza l’eliminazione del ballottaggio rispetto alla soglia 35%, perché quel ballottaggio non assicurava la maggioranza. | Ritiene però che il premio resti sproporzionato: 70/35 invariati, soglia 42 non sufficiente, problemi sul test di proporzionalità, VdA/TAA rese irrilevanti ai fini del premio, doppie liste bloccate, difetti nei tetti 220/113 e incoerenza Senato. | Innalzare la soglia almeno al 43%; ridurre il tetto del Senato a 110 se si vuole il 55%; introdurre preferenze o collegi uninominali; correggere il regime VdA/TAA e i listini bloccati. |
Considerazioni eretiche
Verrà superata la soglia-premio?
Non è detto. I numeri sono stati decisamente ballerini negli ultimi sistemi misti "porcellum" e "rosatellum", c'è un forte incentivo per i maldestri ad includere Vannacci e i suoi rossobruni, così come per i Sinistri di "allargare" il campo. Il problema è che più si allargano le coalizioni, e meno stanno in piedi. Questi i numeri delle ultime consultazioni politiche, escludendo Estero, Valle d'Aosta e Trentino- Alto Adige, che con lo stabilicum non avrebbero impatto sul premio. 2026 è la supermedia youtrend al 18 giugno 2026.
Un governo stabile è un bene per i cittadini?
Una legislatura può essere stabile per due motivi: o perché ha un consenso dilagante, oppure perché evita di affrontare decisioni controverse che possono creare attriti tra le componenti della coalizione, in sintesi non fa una sega. Questo è il caso del Governo Meloni. Come vedete da questo schema, e ancor più approfondendo i cenni, i governi che hanno "fatto" la attuale Repubblica italiana sono durati molto meno della Legislatura, a volte pochi mesi.
| Governo | Giuramento | Dimissioni / cessazione | Principali norme approvate e accordi internazionali conclusi | Motivo della caduta |
|---|---|---|---|---|
| De Gasperi II | 13 luglio 1946 | 1 febbraio 1947 | Avvio dell’ordinamento repubblicano; lavori dell’Assemblea costituente; Accordo De Gasperi-Gruber sul Sudtirolo; preparazione del trattato di pace. | Rottura dell’unità antifascista e riequilibrio della maggioranza. |
| De Gasperi III | 2 febbraio 1947 | 30 maggio 1947 | Firma del Trattato di pace di Parigi; gestione della transizione postbellica; provvedimenti economici di stabilizzazione. | Crisi politica con esclusione progressiva di PCI e PSI dall’area di governo. |
| De Gasperi IV | 31 maggio 1947 | 22 maggio 1948 | Approvazione della Costituzione repubblicana; prime misure del centrismo; avvio del Piano Marshall. | Fine della fase costituente e insediamento del nuovo Parlamento repubblicano. |
| De Gasperi V | 23 maggio 1948 | 26 gennaio 1950 | Attuazione iniziale della Costituzione; adesione alla NATO; politiche di ricostruzione e piano ERP. | Tensioni nella coalizione centrista e rimpasto politico. |
| De Gasperi VI | 27 gennaio 1950 | 25 luglio 1951 | Legge Sila e riforma agraria; istituzione della Cassa per il Mezzogiorno; partecipazione alla CECA. | Riorganizzazione della maggioranza centrista. |
| De Gasperi VII | 26 luglio 1951 | 15 luglio 1953 | Legge Scelba contro la ricostituzione del partito fascista; legge elettorale maggioritaria del 1953; trattato CECA. | Risultato elettorale del 1953 e mancato premio di maggioranza. |
| De Gasperi VIII | 16 luglio 1953 | 16 agosto 1953 | Governo di breve durata; ordinaria amministrazione post-elettorale. | Mancata fiducia parlamentare. |
| Pella | 17 agosto 1953 | 17 gennaio 1954 | Gestione della questione di Trieste; continuità atlantica ed europea. | Contrasti interni alla DC e sulla politica estera. |
| Fanfani I | 18 gennaio 1954 | 9 febbraio 1954 | Governo programmatico di brevissima durata; nessuna grande riforma conclusa. | Mancata fiducia parlamentare. |
| Scelba | 10 febbraio 1954 | 5 luglio 1955 | Memorandum di Londra su Trieste; consolidamento dell’ordine pubblico; politiche atlantiche. | Logoramento della maggioranza centrista. |
| Segni I | 6 luglio 1955 | 18 maggio 1957 | Trattati di Roma istitutivi di CEE ed Euratom; sviluppo della politica agricola; attuazione interventi nel Mezzogiorno. | Contrasti nella coalizione e ritiro di sostegni parlamentari. |
| Zoli | 19 maggio 1957 | 30 giugno 1958 | Gestione ordinaria fino alle elezioni; prosecuzione dell’integrazione europea. | Fine legislatura e nuove elezioni politiche. |
| Fanfani II | 1 luglio 1958 | 14 febbraio 1959 | Avvio della stagione del centro-sinistra; politiche per scuola, energia e sviluppo. | Crisi interna alla DC e dissensi nella maggioranza. |
| Segni II | 15 febbraio 1959 | 24 marzo 1960 | Gestione della politica economica nel boom; continuità europea e atlantica. | Contrasti politici sulla formula di governo. |
| Tambroni | 25 marzo 1960 | 25 luglio 1960 | Provvedimenti di ordine pubblico; governo monocolore DC con appoggi esterni controversi. | Proteste politiche e sociali per l’appoggio determinante del MSI. |
| Fanfani III | 26 luglio 1960 | 20 febbraio 1962 | Avvicinamento al centro-sinistra; politiche sociali; preparazione della nazionalizzazione elettrica. | Passaggio a una nuova formula politica con apertura organica al PSI. |
| Fanfani IV | 21 febbraio 1962 | 20 giugno 1963 | Nazionalizzazione dell’energia elettrica e istituzione ENEL; scuola media unica; programmazione economica. | Fine legislatura e ridefinizione della maggioranza. |
| Leone I | 21 giugno 1963 | 3 dicembre 1963 | Governo “balneare”; gestione della transizione verso il centro-sinistra organico. | Formazione del primo governo Moro con partecipazione socialista. |
| Moro I | 4 dicembre 1963 | 21 luglio 1964 | Primo centro-sinistra organico; programmazione economica; riforme sociali e scolastiche. | Contrasti nella coalizione su politica economica e riforme. |
| Moro II | 22 luglio 1964 | 22 febbraio 1966 | Rafforzamento del centro-sinistra; politiche di sviluppo; interventi su scuola e previdenza. | Tensioni tra DC e PSI sul programma riformatore. |
| Moro III | 23 febbraio 1966 | 23 giugno 1968 | Legge ponte urbanistica; riforme sociali; gestione del ciclo di proteste del 1968. | Fine legislatura e nuove elezioni. |
| Leone II | 24 giugno 1968 | 11 dicembre 1968 | Governo di transizione post-elettorale; ordinaria amministrazione. | Formazione di nuova maggioranza di centro-sinistra. |
| Rumor I | 12 dicembre 1968 | 4 agosto 1969 | Politiche sociali; gestione delle tensioni operaie e studentesche; avvio stagione riformatrice. | Contrasti interni alla maggioranza di centro-sinistra. |
| Rumor II | 5 agosto 1969 | 26 marzo 1970 | Statuto dei lavoratori; riforme regionali; politiche del lavoro. | Crisi della coalizione e tensioni tra partiti di governo. |
| Rumor III | 27 marzo 1970 | 5 agosto 1970 | Attuazione delle Regioni ordinarie; prosecuzione della legislazione sociale. | Instabilità della coalizione. |
| Colombo | 6 agosto 1970 | 16 febbraio 1972 | Legge sul divorzio; politiche economiche anti-inflazione; attuazione regionale. | Crisi politica e scioglimento anticipato delle Camere. |
| Andreotti I | 17 febbraio 1972 | 25 giugno 1972 | Governo di gestione elettorale; ordinaria amministrazione. | Fine della legislatura e formazione del governo dopo le elezioni. |
| Andreotti II | 26 giugno 1972 | 5 luglio 1973 | Provvedimenti economici nella fase di crisi monetaria; politica europea e atlantica. | Contrasti nella maggioranza centrista. |
| Rumor IV | 6 luglio 1973 | 13 marzo 1974 | Misure contro crisi energetica; politiche economiche emergenziali; gestione referendum divorzio. | Contrasti tra partiti del centro-sinistra. |
| Rumor V | 14 marzo 1974 | 22 novembre 1974 | Politiche anti-inflazione; interventi su fisco e finanza pubblica. | Rottura della coalizione e dissensi economici. |
| Moro IV | 23 novembre 1974 | 11 febbraio 1976 | Riforma del diritto di famiglia; Trattato di Osimo con la Jugoslavia; politiche di austerità. | Crisi della formula di centro-sinistra. |
| Moro V | 12 febbraio 1976 | 28 luglio 1976 | Governo di transizione; gestione della crisi economica e politica. | Scioglimento anticipato delle Camere e nuove elezioni. |
| Andreotti III | 29 luglio 1976 | 10 marzo 1978 | Governo della “non sfiducia”; austerità economica; avvio solidarietà nazionale. | Necessità di una maggioranza più esplicita nella fase di emergenza politica. |
| Andreotti IV | 11 marzo 1978 | 19 marzo 1979 | Legge sull’aborto; gestione del sequestro Moro; politiche di emergenza contro terrorismo. | Fine della solidarietà nazionale e ritiro del sostegno PCI. |
| Andreotti V | 20 marzo 1979 | 3 agosto 1979 | Governo elettorale; ordinaria amministrazione. | Scioglimento anticipato delle Camere. |
| Cossiga I | 4 agosto 1979 | 3 aprile 1980 | Politiche antiterrorismo; gestione post-solidarietà nazionale. | Crisi della maggioranza e riorganizzazione politica. |
| Cossiga II | 4 aprile 1980 | 17 ottobre 1980 | Misure di ordine pubblico; gestione del caso FIAT e tensioni sociali. | Contrasti interni e logoramento della coalizione. |
| Forlani | 18 ottobre 1980 | 27 giugno 1981 | Gestione terremoto Irpinia; politiche economiche; scandalo P2 emerso durante il mandato. | Crisi politica conseguente allo scandalo P2. |
| Spadolini I | 28 giugno 1981 | 22 agosto 1982 | Primo governo a guida laica; rafforzamento del pentapartito; politiche anti-inflazione. | Contrasti tra DC e PSI nella maggioranza. |
| Spadolini II | 23 agosto 1982 | 30 novembre 1982 | Continuità pentapartito; gestione economica e istituzionale. | Nuovi dissensi interni alla coalizione. |
| Fanfani V | 1 dicembre 1982 | 3 agosto 1983 | Governo di transizione; gestione verso elezioni anticipate. | Scioglimento anticipato delle Camere. |
| Craxi I | 4 agosto 1983 | 31 luglio 1986 | Nuovo Concordato con la Santa Sede; decreto di San Valentino sulla scala mobile; presidenza italiana CEE 1985. | Contrasti nella coalizione e accordi di staffetta politica. |
| Craxi II | 1 agosto 1986 | 16 aprile 1987 | Continuità pentapartito; politica economica e internazionale; gestione rapporti NATO/CEE. | Crisi sul patto di coalizione e scioglimento anticipato. |
| Fanfani VI | 17 aprile 1987 | 27 luglio 1987 | Governo elettorale; ordinaria amministrazione. | Fine legislatura e nuove elezioni. |
| Goria | 28 luglio 1987 | 12 aprile 1988 | Leggi finanziarie di contenimento; continuità europea. | Debolezza parlamentare e contrasti nella maggioranza. |
| De Mita | 13 aprile 1988 | 21 luglio 1989 | Riforme istituzionali preliminari; politiche europee verso il mercato unico. | Contrasti nella DC e nella coalizione di pentapartito. |
| Andreotti VI | 22 luglio 1989 | 11 aprile 1991 | Legge Mammì sul sistema radiotelevisivo; gestione fine Guerra fredda; partecipazione italiana alla crisi del Golfo. | Rottura politica nella maggioranza. |
| Andreotti VII | 12 aprile 1991 | 27 giugno 1992 | Trattato di Maastricht; politiche di risanamento; avvio stagione post-Guerra fredda. | Fine legislatura e trasformazione del sistema politico. |
| Amato I | 28 giugno 1992 | 27 aprile 1993 | Manovra finanziaria straordinaria; prelievo forzoso sui conti correnti; privatizzazioni; adeguamento a Maastricht. | Crisi politico-giudiziaria di Tangentopoli e referendum elettorali. |
| Ciampi | 28 aprile 1993 | 9 maggio 1994 | Nuova legge elettorale maggioritaria “Mattarellum”; accordo sul costo del lavoro del 1993; risanamento finanziario. | Fine legislatura e nuove elezioni con nuovo sistema elettorale. |
| Berlusconi I | 10 maggio 1994 | 16 gennaio 1995 | Primi interventi su fisco, giustizia e pensioni; politica estera euro-atlantica. | Ritiro della Lega Nord dalla maggioranza. |
| Dini | 17 gennaio 1995 | 16 maggio 1996 | Riforma pensionistica Dini; manovre di risanamento; governo tecnico sostenuto da maggioranze variabili. | Esaurimento del mandato tecnico e nuove elezioni. |
| Prodi I | 17 maggio 1996 | 20 ottobre 1998 | Manovre per ingresso nell’euro; pacchetto Treu sul lavoro; riforma Bassanini della PA; partecipazione a Trattato di Amsterdam. | Mancata fiducia dopo il ritiro del sostegno di Rifondazione Comunista. |
| D’Alema I | 21 ottobre 1998 | 21 dicembre 1999 | Partecipazione alla crisi del Kosovo; riforme amministrative; prosecuzione percorso euro. | Rimpasto politico dopo risultati elettorali e riequilibri della maggioranza. |
| D’Alema II | 22 dicembre 1999 | 25 aprile 2000 | Gestione avvio euro contabile; continuità politiche europee e riforme amministrative. | Dimissioni dopo sconfitta del centrosinistra alle regionali del 2000. |
| Amato II | 26 aprile 2000 | 10 giugno 2001 | Riforma del Titolo V della Costituzione; politiche di finanza pubblica; prosecuzione integrazione UE. | Fine legislatura e vittoria del centrodestra alle elezioni. |
| Berlusconi II | 11 giugno 2001 | 22 aprile 2005 | Legge Bossi-Fini sull’immigrazione; riforma Biagi del lavoro; legge obiettivo; missioni internazionali post-11 settembre. | Crisi interna alla Casa delle Libertà dopo regionali 2005. |
| Berlusconi III | 23 aprile 2005 | 16 maggio 2006 | Riforma costituzionale poi respinta dal referendum 2006; prosecuzione missioni internazionali; politiche fiscali. | Fine legislatura e sconfitta elettorale del centrodestra. |
| Prodi II | 17 maggio 2006 | 6 maggio 2008 | Legge finanziaria 2007; liberalizzazioni Bersani; ritiro dall’Iraq; politiche UE. | Sfiducia al Senato dopo crisi della maggioranza e uscita dell’UDEUR. |
| Berlusconi IV | 7 maggio 2008 | 15 novembre 2011 | Trattato di amicizia Italia-Libia; federalismo fiscale; gestione crisi finanziaria; misure anticrisi. | Crisi del debito sovrano, perdita della maggioranza e dimissioni. |
| Monti | 16 novembre 2011 | 27 aprile 2013 | Decreto “Salva Italia”; riforma pensioni Fornero; Fiscal Compact; spending review. | Fine sostegno politico e conclusione della legislatura. |
| Letta | 28 aprile 2013 | 21 febbraio 2014 | Decreto del fare; abolizione IMU prima casa; avvio riforme istituzionali; gestione larghe intese. | Ritiro del sostegno politico del PD dopo cambio di leadership interna. |
| Renzi | 22 febbraio 2014 | 11 dicembre 2016 | Jobs Act; riforma della scuola “Buona scuola”; unioni civili; riforma costituzionale sottoposta a referendum. | Dimissioni dopo sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. |
| Gentiloni | 12 dicembre 2016 | 31 maggio 2018 | Decreti Minniti-Orlando; legge sul biotestamento; prosecuzione politiche UE e migratorie. | Fine legislatura e formazione di nuova maggioranza dopo elezioni 2018. |
| Conte I | 1 giugno 2018 | 4 settembre 2019 | Decreto dignità; reddito di cittadinanza; quota 100; decreto sicurezza; memorandum Italia-Cina sulla Belt and Road. | Crisi aperta dalla Lega e dimissioni dopo rottura M5S-Lega. |
| Conte II | 5 settembre 2019 | 12 febbraio 2021 | Gestione emergenza COVID-19; decreti Cura Italia, Rilancio e ristori; avvio PNRR; Next Generation EU. | Crisi dopo ritiro di Italia Viva dalla maggioranza. |
| Draghi | 13 febbraio 2021 | 21 ottobre 2022 | PNRR; campagna vaccinale COVID-19; riforme concorrenza, giustizia e PA; sostegno UE/NATO all’Ucraina. | Venir meno del sostegno parlamentare di M5S, Lega e Forza Italia; scioglimento anticipato. |
| Meloni | 22 ottobre 2022 | In carica | Leggi di bilancio 2023-2026; riforma fiscale delega; premierato in iter; Piano Mattei; accordi migratori con Albania e Tunisia; prosecuzione sostegno all’Ucraina. | In carica al 21 giugno 2026. |
A new hope - ma davero davero tertium non datur?
Da decenni destra e sinistra non rappresentano più l'unica, ma spesso neanche la più importante tra le contrapposizioni politiche. La politica estera, i diritti della persona, la libertà di iniziativa, la questione ambientale, il problema energetico, la sicurezza personale, la integrazione europea, migrazioni e identità ecc. sono temi che tagliano trasversalmente gli schieramenti tradizionali, ma cui la politica deve dare risposta.
Entrambe le possibili maggioranze hanno delle fratture su temi strategici, ad esempio la politica estera e in particolare la accondiscendenza a Putin è presente in entrambi gli schieramenti e impedisce una scelta chiara del paese nel consesso europeo.
La presenza di forti pressioni vetero-clericali, di un approccio corporativo alla economia e di un sovranismo al gusto naftalina bloccano decisioni dei maldestri su libertà individuali, economiche e integrazione, così come un vetero comunismo stile 1977 (se non sai come si fa), un ambientalismo da operetta bloccano decisioni sulla crescita e sulla risposta al problema energetico dei sinistri.
In sintesi, l'offerta politica attuale è stabile a condizione che ci sia biada per tutti e che non si assuma nessuna delle scelte indispensabili al paese.
La "morte nera" del bi-populismo ha un punto debole che può portare ad una auspicabile disgregazione delle coalizioni: si chiama quota 42 (percento).
42% in entrambi i rami del parlamento è la soglia che fa scattare a favore della coalizione che la consegue il "premio di governabilità" (rectius "di poltrona"). Se nessuna coalizione lo raggiunge, per formare un governo dovranno rimescolarsi le carte, e necessariamente si incrineranno ancora più di oggi i labili collanti che tengono assieme al loro interno maldestri e sinistri.
Questa è la killing app per questo inutile ove non dannoso bi-populismo della terza repubblica. Ed è nelle nostre mani di elettori.