
Alexis de Tocqueville l De la démocratie en Amérique
Parmi les objets nouveaux qui, pendant mon séjour aux États-Unis, ont attiré mon attention, aucun n’a plus vivement frappé mes regards que l’égalité des conditions. Je découvris sans peine l’influence prodigieuse qu’exerce ce premier fait sur la marche de la société ; il donne à l’esprit public une certaine direction, un certain tour aux lois ; aux gouvernants des maximes nouvelles, et des habitudes particulières aux gouvernés.
Antefatto

Alexis de Tocqueville — nasce a Parigi il 29 luglio 1805 e muore a Cannes il 16 aprile 1859. È stato un magistrato, scrittore, storico, accademico, filosofo, viaggiatore, politologo, precursore della sociologia e uomo politico francese. Insomma, una figura decisamente poliedrica.
Già a quei tempi la classe dirigente francese proveniva da un rigoroso percorso di selezione.
Viene da un’antica famiglia della nobiltà normanna. Studia diritto e nel 1827 diventa magistrato. Già intorno al 1825 si convince che l’avanzata della democrazia in Francia sia inevitabile: per lui non è una possibilità, ma una tendenza storica destinata ad affermarsi.
Nel 1831 ottiene dal ministero una missione ufficiale per studiare il sistema penitenziario americano. Per il ventiseienne Alexis è l’occasione perfetta per attraversare gli Stati Uniti e osservare da vicino quello che considera il miglior esempio concreto di democrazia esistente all’epoca. Rimane negli USA quasi dieci mesi.
Da quell’esperienza nasce “La democrazia in America”, un’opera in cui analizza il sistema democratico in generale — i suoi punti di forza, i rischi, le dinamiche interne — e la sua applicazione specifica negli Stati Uniti. Il libro, pubblicato in due parti nel 1835 e nel 1840, ottiene un successo enorme.
Grazie a quest’opera Tocqueville viene eletto all’Accademia delle Scienze Morali e Politiche a soli trentatré anni, e poi all’Académie française a trentasei: un riconoscimento notevole per un autore ancora così giovane.
I documenti chiave: la Dichiarazione di Indipendenza(1776)

La Dichiarazione di Indipendenza del 4 luglio 1776 non è solo un atto politico di secessione dall’Impero britannico, ma un testo di teoria politica fondato sul giusnaturalismo illuminista (Locke in primis). I suoi principi fondamentali possono essere così sintetizzati:
1. Uguaglianza naturale degli uomini
Il testo afferma che tutti gli esseri umani sono creati uguali in dignità e diritti.
Non si tratta di uguaglianza materiale, ma di uguaglianza giuridica e morale originaria.
2. Diritti inalienabili
Gli uomini sono dotati di diritti naturali che: hanno precedenza sullo Stato, non sono concessi dal sovrano, e non possono essere legittimamente revocati.
Il testo cita espressamente il diritto alla Vita (Life), Libertà (Liberty) e Ricerca della felicità (Pursuit of Happiness)
3. Sovranità popolare
Il potere dei Governi trae origine unicamente dal consenso popolare
4. Diritto di resistenza e rivolta contro il tiranno
Se un Governo viola sistematicamente i dirirri fondamentali, il popolo ha il diritto e il dovere di insorgere e sostituirlo
I documenti chiave: la Costituzione (1787)

We, the People. Noi il popolo: è il ribaltamento di quanto si era sinora visto nel vecchio mondo, Se si stabiliscono delle regole, sono gli interessi dei governati a guidarle, non le concessioni dei governanti.
È un testo normativo breve ma strutturalmente sofisticato, fondato su teoria repubblicana, costituzionalismo moderno e separazione dei poteri.
I principi fondamentali:
1. Sovranità popolare
La fonte del potere costituzionale non sono gli Stati membri né un sovrano, ma il popolo federale nel suo complesso.
2. Federalismo:
È un modello di federalismo duale originario, non centralista. Al Governo federale spettano solo i poteri tassativamente elencati, tutti gli altri sono prerogativa dei singoli stati aderenti. Sulle materie di competenza lo stato federale ha preminenza sugli stati federati
3. Separazione dei poteri
Ispirata a Montesquieu, la struttura è tripartita:
- Legislativo (Congresso) – Art. I
- Esecutivo (Presidente) – Art. II
- Giudiziario (Corte Suprema e corti inferiori) – Art. III
4. Sistema di checks and balances (interdipendenza controllata)
Il Presidente può porre il veto sulle leggi approvate dal Congresso
Il Congresso può incriminare ("impeachment") il Presidente
Il Senato approva nomine e trattati presidenziali (NB: il Senato è composto da due senatori per Stato, indipendentemente dalla popolazione residente)
La Corte Suprema ha il controllo di costituzionalità
5. Repubblicanesimo rappresentativo
Gli Stati Uniti sono una repubblica rappresentativa, la sovranità risiede nel popolo, il quale però non esercita il potere direttamente, bensì attraverso rappresentanti eletti:
- elezione dei membri della Camera
- elezione indiretta del Presidente (Collegio Elettorale)
- originariamente elezione indiretta dei senatori (fino al XVII Emendamento)
Il sistema mira a filtrare la volontà popolare attraverso istituzioni stabili.
6. Supremazia della Costituzione Art. VI: La Costituzione è la “supreme Law of the Land” e la sua modifica è possibile solo con il consenso di 2/3 dei membri del Congresso e di 3/4 degli Stati.
I documenti chiave: la Carta de Diritti (1791)

La Dichiarazione di Indipendenza del 4 luglio 1776 non è solo un atto politico di secessione dall’Impero britannico, ma un testo di teoria politica fondato sul giusnaturalismo illuminista (Locke in primis). I suoi principi fondamentali possono essere così sintetizzati:
1. Uguaglianza naturale degli uomini
Il testo afferma che tutti gli esseri umani sono creati uguali in dignità e diritti.
Non si tratta di uguaglianza materiale, ma di uguaglianza giuridica e morale originaria.
2. Diritti inalienabili
Gli uomini sono dotati di diritti naturali che: hanno precedenza sullo Stato, non sono concessi dal sovrano, e non possono essere legittimamente revocati.
Il testo cita espressamente il diritto alla Vita (Life), Libertà (Liberty) e Ricerca della felicità (Pursuit of Happiness)
3. Sovranità popolare
Il potere dei Governi trae origine unicamente dal consenso popolare
4. Diritto di resistenza e rivolta contro il tiranno
Se un Governo viola sistematicamente i dirirri fondamentali, il popolo ha il diritto e il dovere di insorgere e sostituirlo
La minaccia MAGA e gli anticorpi democratici.

A 250 anni dalla Dichiarazione di indipendenza il sistema democratico è messo a rischio dalla amministrazione Trump e dalla ideologia MAGA.
Un paese nato dal rifiuto dei dazi inglesi, con l'iconico episodio del Tea Party di Boston, dal rifiuto del centralismo e dall'equilibrio dei poteri è stato travolto dal successo di un uomo e di una ideologia con un DNA autoritario e manifestamente incompatibile con i principi fondativi. Cinque i punti di maggiore contrasto :
- Universalismo dei diritti vs nazionalismo sovranista
- Stato di diritto vs fedeltà al leader carismatico
- Stato
- Checks and balances vs dirigismo dell'esecutivo
- Federalismo vs centralità dell’esecutivo
- Cultura civica e pluralismo vs polarizzazione politica
Vedremo già dalle elezioni di midterm se la minaccia MAGA alla democrazia sarà reversibile o meno.
In questo anno e mezzo del secondo mandato presidenziale i tentativi di svolta autoritaria ci sono stati, e con diverse vittime (in primis gli assassinii di due cittadini di Minneapolis ad opera delle milizie ICE, e della usurpazione del potere di tassazione e di disporre delle forze armate con la vicenda dei Dazi e degli interventi militari in Venezuela ed Iran.
Dal Minnesota le squadracce ICE hanno dovuto ritirarsi, e la sconfitta ha comportato l'inizio della fine per la Segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem, poi suicidatasi politicamente con una squallida vicenda di sperpero di denaro pubblico (sempre che non si tratti di appropriazione indebita). Anche sui dazi la Corte suprema ha ridimensionato pesantemente l'azione presidenziale (preratro basata su una bestemmia economica).
Il TACO show nella guerra in Iran, la tragicomica della Reflecting Pool "sabotata" dai dems e, ben più importante agli occhi degli elettori USA, la incapacità di fronteggiare se non a proclami inflazione e altri problemi economici dovrebbero avere convinto anche i più ostinati repubblicani non MAGA della necessità di ridimensionare Trump e la sua cricca.
Le programmate elezioni di midterm saranno il momento chiave per capire se la più grande e antica democrazia del mondo moderno continuerà ad essere tale, o si vada trasformando in una Repubblica delle pannocchie (le banane hanno i dazi).