No shalom with Hamas

No shalom with Hamas

Metà settembre 2025. Una gioiosa flottiglia di ardimentosi è pronta a salpare dalle acque tunisine verso Gaza assediata dalle forze armate israeliane per portare aiuti materiali e visibilità alla popolazione oppressa dal vicino imperialista sionista capitalista ebraico che ha come fine il genocidio del popolo palestinese. Questo secondo la narrazione dominante, soprattutto tra i sinistri ma non solo. Ma non tutto è così trasparente come appare nella visione diffusa.

Nel post manca una conclusione, non la ho volutamente messa perché non sono in grado di formularla. Troppe le incertezze e i giochi coperti per potere formulare una evoluzione. In tempi di fake news, e di manipolazione delle informazioni la situazione appare ben ingarbugliata. Meglio limitarsi a spunti per una riflessione e ai riferimenti documentali.

Un suggerimento mi sembra doveroso: trattare con diffidenza e scetticismo qualsiasi informazione, anche supportata da immagini e report. Di eroi e santi senza peccato se ne vedono ben pochi in questa vicenda.

Recap Storico

Delle faccende arabo-israeliane inizia ad occuparsi addirittura la Bibbia. Siamo tutti pronipoti di Noè, i cui figli Sem, Cam e Iafet generarono le tre stirpi all'epoca conosciute dei semiti (da cui discendono gli ebrei), camiti (arabi ed egizi) e gli indoeuropei. Genesi, capitolo 10. Dalla comune fratellanza si passò presto alle "mazzate" già dal libro della Genesi. Tutto l'Antico Testamento testimonia la guerra continua tra il fiume e il mare. 

Se siete interessati consiglio la lettura di uno storico marocchino-israeliano Michel Abitbol: Storia degli ebrei Dalle origini ai nostri giorni (Einaudi).

Dalla diaspora romana allo Stato di Israele

Nel 70 DC l'Imperatore Tito, come ritorsione alla ribellione nei confronti di Roma, distrusse il tempio di Gerusalemme, lasciando in piedi il solo muro occidentale ("Muro del pianto") a testimonianza della violenza di Roma. Da quella data iniziò la "grande diaspora" che portò gli ebrei a cercare dimora in tutto il bacino mediterraneo prima, e in tutta Europa durante il medioevo.

Le "mazzate" continuarono nel medioevo, con le varie Crociate benedette o meno dal titolare pro tempore dell'anello di San Pietro.

In Europa gli Ebrei ebbero alterne fortune e dovettero subire persecuzioni molto dure. Diventarono parte integrante della società nelle città europee. 

A fine ottocento si inizia a diffondere l'idea di ricostituire uno stato ebraico. Non si pensava inizialmente alla Palestina, ma l'idea divenne dominante a breve.

Già dagli inizi del Novecento iniziò le re-migrazione ebraica verso l'attuale Israele tramite acquisti di terreni da parte di privati ebrei da arabi che non ne vedevano le potenzialità e non li presidiavano. E già dagli inizi del '900 iniziarono le prime schermaglie tra i nuovi proprietari terrieri e gli arabo-palestinesi che erano abituati ad usare i terreni non presidiati dai precedenti padroni arabi. E che ovviamente gli ebrei non erano disposti a rinunciarvi, avendoli pagati per proprio uso.

Con il crollo dell'Impero Ottomano la attuale Israele/Palestina passò sotto mandato britannico. Gli inglesi cercarono di barcamenarsi tra i crescenti conflitti tra le due etnie. Nel 1939 stabilirono una quota di 10.000 Immigrati ebrei annui, ma era troppo per i palestinesi, che d'incanto erano tornati alla buona prassi dello scannamento da Antico Testamento

La insofferenza palestinese verso i nuovi coinquilini trova attenzione interessata in Adolf Hitler, che fece del terreno comune dell'antisemitismo con il Gran Muftì di Gerusalemme, Haji al-Husayni per cercare di causare rivolte contro gli inglesi.

Nel 1947 le Nazioni Unite approvarono un piano per la ripartizione della Palestina, basato su due stati separati (uno arabo ed uno israeliano) ed un regime speciale per Gerusalemme. Il piano venne formalizzato con la Risoluzione 181/1947 votata con 33 SI, 10 astensioni e 13 NO (paesi musulmani). Nota di colore, l'Italia non era ancora tra gli stati partecipanti, e la Cina era quella pre comunista del "Generalissimo" Chiang Kai-shek .

Dopo gli orrori della Shoah, la re-migrazione degli Ebrei verso la Terra Promessa accelerò, e già nel 1948, alla proclamazione di indipendenza dello Stato di Israele dall'Impero Britannico gli israeliti erano 600.000 Circa. Ma già nel 1950 la popolazione raddoppiò a 1,3 milioni circa. Da quel momento la crescita è continua, anche e soprattutto dalle ondate di immigrazione. Ad oggi in quei territori vivono circa 15 milioni di persone, di cui una decina in Israele e 5 nei territori occupati di Gaza, West bank e Golan.

Le guerre arabo israeliane

Dalla Dichiarazione di indipendenza ad oggi Israele ha dovuto subire 4 guerre formali:

  • 1948: come prosecuzione della guerra civile tra arabi e israeliani, iniziata con il ritiro delle truppe inglesi, Israele è attaccata da Egitto, Siria, Giordania e Libano. Lo scopo è la conquista e distruzione del neonato Stato. Israele si difende con le unghie e con i denti e nel 1949 viene siglato l'armistizio che concede ad Israele tutti i territori attuali ad eccezione di Gaza, West Bank e alture del Golan
  • 1956: Insurrezione di Gaza supportata da truppe e mezzi egiziane e giordane. La insurrezione si chiuse con la conquista della striscia di Gaza.
  • 1967: Guerra dei sei giorni. Egitto, Siria e Giordania subirono un attacco preventivo da Israele, che ne neutralizzò le difese aeree, e si chiuse con la occupazione delle alture del Golan e della West Bank, per razionalizzare la difesa mettendo con la Giordania l'ostacolo del "fiume". Con la risoluzione del consiglio di sicurezza ONU 242/1967 si imponeva ad Israele il ritiro dai territori occupati e da parte di tutti, arabi compresi, il riconoscimento della integrità territoriale e la indipendenza politica di tutti i belligeranti. Risoluzione votata all'unanimità, ma che rimarrà inevasa.
  • 1973: Guerra dello Yon Kippur. Iniziata con un attacco a sorpresa di Egitto e Siria, durante la festività ebraica di inizio ottobre. Anche questo conflitto si chiuse con la vittoria di Israele che occupò il Sinai. 

Dopo il Conflitto dello Yon Kippur i paesi arabi si resero conto che Israele era un osso troppo duro, e Israele si rese conto di non poter vivere in eterno conflitto. Iniziarono i colloqui che portarono agli accordi di Camp David che da allora hanno portato alla collaborazione e alla pace tra Israele ed Egitto. Nel frattempo il clima era cambiato anche in Giordania.

Img. Wikipedia

Le due Intifada e la lunga guerra interna fino ad oggi

Dal 1973 alle guerre formali succedono gli assalti terroristici. I principali eventi sono la guerra del Libano (stato nel frattempo caduto in guerra civile sino agli anni '90), la prima (1987-93) e seconda (2000-2005) intifada.

Da quasi 40 anni, quindi, dura uno strano conflitto periodicamente alimentato da attentati e lanci di missili da parte dei palestinesi,  e ritorsioni israeliane, in tutto il territorio dell'ex Protettorato britannico di Palestina.

Tra le due ribellioni un periodo di speranza culminato iniziato con gli Accordi di Oslo (1993), ma ben presto spento con l'omicidio di Rabin da parte di un estremista religioso ebreo (1995) e definitivamente accantonata con la "strana morte" di Arafat (2004).

Img. Wikipedia

Clinton, visto lo stallo nella implementazione degli accordi invita Arafat e il nuovo Leader Israeliano Barak a Camp David, dove si era chiuso l'accordo tra Israele ed Egitto che ancora resiste. A parte la foto ricordo poco e nulla rimane di quell'accordo.

Ogni tentativo di accordo viene definitivamente accantonato con gli attacchi del 7 ottobre 2023. preceduta da una pioggia di razzi, alcune migliaia di miliziani di Hamas uscirono dalla striscia di Gaza e si dedicarono al massacro della popolazione civile israeliana. Fonti ufficiali parlano di oltre 1000 morti, e 250 ostaggi catturati, con indicibili episodi di violenza e vilipendio di cadaveri. Da quella data è iniziata quella che nelle intenzioni del primo ministro sarà la "soluzione finale" della minaccia gazawa: andare a caccia dei terroristi di Hamas casa per casa. NB: i leader di Hamas, che a quanto pare non se la passavano male economicamente, erano già decollati per altri lidi, in particolare per il Qatar, già prima dei fatti di ottobre 2023.

Img.Wikipedia

La disputa territoriale e gli accordi di Oslo. Riconoscimento della Palestina, una base per una via di uscita?

La disputa territoriale, ha dei punti estremi nel pensiero dei fanatici palestinesi (Palestine free from the river to the sea) e la visione degli estremisti israeliti (la Palestina non esiste, Israele ha diritto all'intero territorio ex britannico). La soluzione trovata ad Oslo prevedeva un rientro di Israele nei confini dell'armistizio del 1949, con un regime speciale per Gerusalemme Est. L'accordo prevedeva la organizzazione di infrastrutture statali palestinesi che potessero garantire la prevenzione di episodi di terrorismo e una serie di accordi di economici di libero scambio (dove arrivano i "franchi", di solito passano in secondo piano i "santi").

Al costituendo Stato palestinese sarebbero stati attribuiti i territori segnati con confine verde: Gaza verso l'Egitto e la West Bank (riva occidentale del Giordano, o Cisgiordania come conosciuta in Italia).

Il piano falli da subito, per la resistenza dei "coloni" israeliani (ovvero aziende, centri abitati all'interno dei costituendi confini Palestinesi) e per la spinta delle fazioni di Hamas e Hezbollah, che crearono due vere e proprie fucine di terroristi a Gaza (Hamas) e nel sud del Libano. E' chiaro che ogni speranza di pace passa per la "neutralizzazione" dei sabotatori.

Nb: perché malgrado tutto Netanyahu  e gli ortodossi sono più o meno in sella da 30 anni? semplice, l'attuale primo ministro israeliano ha da sempre proposto una ricetta semplice per mettere in sicurezza i propri concittadini: fare fuori fisicamente Hamas e Hezbollah. Al momento nessuna delle due organizzazioni ha fornito alternative di pacificazione.

UN mappa territorio palestinese

Gli aiuti alla Palestina e dove sono finiti

La Palestina, dai soli canali ufficiali censiti da UNRWA (Agenzia ONU creata ad hoc per gli aiuti ai Palestinesi nel 1948) riceve annualmente aiuti pari a 1,4 miliardi di USD, ovvero circa equivalenti al budget della Regione Basilicata. Questi i donatori, raggruppati per Stati/Unioni, Enti privati e Agenzie ONU.

I dati sono del 2024, dati completi nel link in testa alla pagina. Gli aiuti sono tracciati dal 2005, quando erano circa 0,8 USD billions, poi cresciuti annualmente fino al livello attuale.

 

Gli aiuti hanno avuto un minore impatto del previsto, e non sono riusciti a raggiungere i destinatari in maniera efficiente. Le stesse Nazioni Unite si sono trovate costrette a licenziare diversi dipendenti della UNRWA perché collusi con Hamas e addirittura partecipanti agli attacchi del 7 ottobre. Quindi, quando Francesca Albanese porta la sua testimonianza sulla Palestina, sarebbe opportuno ascoltarla con spirito critico e diffidenza. Il marcio di Hamas ha quindi intaccato anche le Nazioni Unite.

La inefficacia degli aiuti in assenza di uno stato organizzato e trasparente nelle decisioni è cosa nota, dagli anni '80.  Dopo aver visto l'impatto della corruzione durante il suo lavoro in Africa orientale, l'ex funzionario della Banca Mondiale, Peter Eigen & friends, hanno fondato una piccola organizzazione per affrontare il tabù: Transparency International. 

Come la inefficienza organizzativa brucia miliardi (di USD o EUR) lo vediamo banalmente negli aiuti al Sud Italia. Figuriamoci in situazioni di potere detenuto da organizzazioni criminali come Hamas a Gaza o molti stati africani, o l'Afghanistan talebano. In questi casi gli aiuti si sono tradotti nell'arricchimento delle élite e nel finanziamento del terrore.