4 Maggio 2020: Si riapre

O meglio, ci si prova.

Come oramai anche le tegole delle case hanno capito da lunedì 4 maggio avremo i primi allentamenti della detenzione domiciliare da COVID 19.

Alcune personali considerazioni su questo periodo e, soprattutto, su quanto potremmo attenderci dal futuro.

1) i danni - bilancio provvisorio. Decessi e perdite economiche

Lunedì 4 maggio l'ISTAT pubblicherà un rapporto ad hoc sulla mortalità nel 1 trimestre 2020. Accedendo ai dati di dettaglio per l'Italia si nota una evidente disparità territoriale. Nei comuni colpiti prima della diffusione della consapevolezza del rischio si nota una mortalità enormemente più elevata rispetto alla media dei 5 anni precedenti (92 comuni delle province di BG, BS, CR, PV, LO hanno avuto decessi da 3 a 7 volte rispetto la media degli ultimi 5 anni).

Che siano morti "per COVID19" o per effetti collaterali (infarto, ma nessun posto in rianimazione disponibile) poco importa. Il dato statistico è considerevole, ed è quello che  ha imposto una soluzione di chiusura non troppo meditata delle attività produttive.

Il lockdown ha permesso di ridurre l'impatto in termini di vite umane. Proiettando il "danno" subito nell'area critica sul paese (mortalità media 2015-2019=230.000 tra gennaio ed aprile) abbiamo un rischio tra i 700.000 e il milione di morti in più. Numeri umanamente non accettabili, e fortunatamente, non lo sono stati nemmeno per la politica.

Il prezzo non è stato irrilevante. ISTAT stima una perdita di PIL poco sotto il 5%. Alla riapertura bisognerà capire se e quante attività "marginali" avranno ancora i numeri per rimanere sul mercato e quante invece saranno costrette alla chiusura.  Il -5% potrebbe infatti essere esso stesso una punta dell'iceberg di quanto accadrà nel futuro, che dipenderà dalle capacità di collaborazione tra paesi. Se si dovesse rimanere nella guerra fredda commerciale degli ultimi anni il rischio che la pandemia si trasformi in recessione mondiale è palpabile.

Per l'Italia il terzo danno permanente è l'innalzamento del livello del debito, che porterà a fine anno a livelli ai limiti della sostenibilità.

In Europa stessa situazione a macchia di leopardo. Sia riguardo all'incidenza dei decessi, sia riguardo i danni economici.

2) Quanto ho capito del rischio

La prima cosa che ho compreso è che siamo scientificamente in un "work in progress" quindi aspettiamoci errori di valutazione, e strategie in evoluzione. Ma questo è il metodo scientifico: adeguare i modelli alla realtà osservata. Solo stregoni e coglioni fanno il viceversa: cercare nella realtà risposte alle proprie tesi.

Le conseguenze economiche sono connesse al rischio sanitario, che non è poco. Il virus circola abbastanza velocemente e ha elevati numeri sia di persone che lo smaltiscono senza sintomi rilevanti, sia di persone che necessitano di cure intensive. Quindi, anche se il risultato "in media" non è devastante, la presenza di "code" con elevate frequenze rende l'evento difficile da gestire.

Le seconde creano un default del sistema sanitario: il numero contemporaneo di pazienti COVID che necessitano IC è da solo oltre il 200% dei posti disponibili ante pandemia. Quindi questa pandemia, o situazioni simili, possono essere incompatibili con il sistema sanitario, semplicemente perché nessuno sano di mente mantiene inutilizzati risorse umane e strumentazioni che possono essere utilizzate una volta ogni 20-30 anni.

Quindi non è questione di "tagli" alla sanità, vulgata semplice per talk show televisivo o dirette facebook, ma di incompatibilità di certi eventi come il COVID con le dotazioni organiche e strutture ordinarie. La risposta non può essere alzare la capacità (di cui ce ne faremo poco al termine del ciclo del virus), ma piuttosto pensare alla readiness del sistema, cioè alla capacità di reazione e adattamento.

Chiunque si occupi di aziende sa che anche in organizzazioni abbastanza semplici non esiste capacità di adattamento se i "C" level non hanno le capacità tecniche per capire il momento e la leadership per guidare il cambiamento. 

In Italia la sanità e sistema economico sono troppo burocratizzati e politicizzati per esprimere leader efficaci nel cambiamento. Per questo abbiamo pagato un prezzo così salato. La presenza di una diffusa mentalità populista ha aggravato l'inadeguatezza. Il populismo porta a cercare soluzioni politicamente spendibili, più che scientificamente efficaci.

Tra i paesi in cui si è diffusa la pandemia, il COVID ha fatto più danni dove ci sono populisti al potere (ITA UK USA ES) o dove il populismo è forza incombente (FR NL, BE). Quindi il populismo diffuso in Italia e tra gli italiani è una ulteriore componente di rischio.

Ultimo aspetto: la dinamica. Non è certo fino a quale punto il virus possa mutare e, di conseguenza, quanto "valga nel tempo" l'immunità.

3) L'indagine epidemiologica sulle aperture

Veniamo al documento chiave redatto da un team di epidemiologi guidati da Stefano Merler della Fondazione Bruno Kessler. Si tratta di un documento di estremo interesse, redatto da professionisti riconosciuti internazionalmente, e coerente con altri studi (Koch Institute, Institut Pasteur, Imperial College di Londra).

Conte ha letto il documento in modalità "statica": cercando la combinazione di aperture e divieti tale da minimizzare la perdita di consenso  dato l'imperativo di rimanere rigorosamente con Rt<1. Cioè un tasso di contagi decrescente e tale, con ragionevole approssimazione, da non sovraccaricare il sistema sanitario.

Il report ha invece interessanti aspetti dinamici:

a) il calo dei contagi precede le misure di contenimento (lockdown) di inizio marzo. Possono essere retrodatati alle prime notizie della gravità della malattia, ovvero alla diffusione delle notizie sul "paziente 0" (che poi sembrerebbe essere il 1322°). Quindi la comunicazione, indipendentemente dalle costrizioni, ha generato comportamenti virtuosi. Questo giustificherebbe l'approccio soft modello Svezia.

b) Una forte caratterizzazione geografica di danni e approcci. Il sud è passato sostanzialmente indenne. Tra le regioni colpite c'è chi ha avuto un approccio vincente (Veneto), chi ha avuto risultati devastanti (Lombardia), chi è rimasto a livelli intermedi (Emilia-Romagna). L'impatto degli ultimi WE in montagna sembra evidente, guardando le statistiche di Trento, Bolzano e Aosta. Sondrio sembra avere risentito molto meno. Quindi, oltre alla variabile geografica, anche la reazione dei governatori ha avuto un impatto. Zaia "lo scientifico" ha pagato meno dazio, Fontana, il "burocrate" è risultato una calamità per noi corregionali. Il valore del monitoraggio, e del fine tuning, rispetto all'approccio normativo, è inestimabile.

c) Il virus ha effetti estremamente divergenti rispetto all'età. Non essendo stato fatto un tracking non è possibile sapere quanti tra gli junior sono immuni (quindi bloccano il virus) o asintomatici (quindi lo diffondono senza segnali esterni). Al momento si impone la massima prudenza per i senior.

d) Il driver chiave per la diffusione è il numero di contatti ravvicinati, che nello studio sono bassi nelle attività produttive, alti nei trasporti, ristorazione e educazione. La soluzione del Governo è stata "prendiamoci i trasporti" (non è pensabile una riapertura senza trasporti), accantoniamo per un po' ristorazione e scuole. Eppure la soluzione è nello studio: ridurre la capienza di aule e ristoranti, prevedendo per le prime una rotazione tra lezioni frontali e remote, per la seconda un mix tra ristorazione nel locale e servizi di asporto. Non c'è infatti evidenza che i supermercati abbiano influito negativamente sui contagi.

e) monitoraggio dei dati e revisione del modello. Come ogni approccio scientifico, non siamo in presenza di un lavoro finito, ma di un modello che deve essere testato e migliorato nel tempo. 

4) Rischi e opportunità - come gestirle

La chiave di volta in queste situazioni è convertire i rischi (perdite economiche o perdite umane) in opportunità per cambiare il modo di vivere e di lavorare. Serve un approccio più dinamico e meno burocratico, un esame attento delle best practices e la loro estensione. I punti chiave li ho toccati: telelavoro, riduzione spostamenti, modelli di produzione e distribuzione dei beni più agili, servizi sanitari e servizi pubblici in generale con maggiore capacità di adattamento.

Il piano per nuovi posti in IC è andato avanti, allo sbaraglio, settimane dopo la saturazione del servizio. Significa che non esisteva un piano di reazione ad epidemie. Un Rapporto di Bankitalia illustra lo sforzo di upgrade del sistema.

La produzione normativa e regolamentare, tipica dell'Italia, si è rivelata una ulteriore complicazione. Meglio passare a strumenti meno formali come raccomandazioni e linee guida che decreti di varia origine (e, in genere, scadente qualità).

Probabilmente il turning point è l'approccio. Scientificamente non abbiamo ad oggi informazioni attendibili su cure al virus, immunità e eventuali recrudescenze.

Consideriamo come convivere con un virus che può sbatterti in IC, prevedendo dei piani di adattamento del sistema sanitario, e un cambiamento stabile nelle abitudini di vita, in primis una diluizione dei tempi di lavoro fuori dal canonico 8-17 o 9-18 LMMGV e delle ferie tra metà luglio e metà agosto.

Allungare i tempi di lavoro permette di ridurre l'affollamento dei trasporti. Idem per la scuola. L'approccio 8-13 per 9 mesi può essere rivisto, allungando tempi e riducendo frequenze. Per la ristorazione e i servizi alla persona poco da fare: vanno rifatti i conti tagliando del 40% gli afflussi. Ancora mancano dati per stimare con maggiore attendibilità i nuovi parametri gestionali che si imporranno, ma è certo che su tutta la filiera di ristorazione e intrattenimento andranno rivisti i numeri chiave.

5) Rischi e opportunità - i compagni di viaggio (politici, concittadini)

Siete mai andati in vacanza in compagnia? la qualità della vacanza è sempre drammaticamente compromessa se nel gruppo c'è chi non si adatta a nuovi ruoli.

Peggio ancora per una iniziativa di lavoro o per la reazione ad uno shock come quello che stiamo vivendo.

Da Conte a Fontana, fino ad arrivare al sindaco di Asti, i "C" level con potere decisionale si sono dimostrati quasi tutti dei degni nipotini di Antonio Ferrer, il caudillo dei Promessi Sposi che a furia di grida trasformò un rischio in un disastro. Poca, pochissima roba, e soprattutto impiegata ad appagare la propria claque più che a rendere conto del proprio operato.

Si spiegano così le posizioni assurde sul MES, i percorsi privilegiati per farmaci o cure improbabili (ma graditi sui social), la caccia farsesca all'untore di turno, si tratti del runner, dei cinesi, dei terroni fuori sede, o dei laboratori di Wuhan. In leader incapaci un rumor sui social vale più di uno studio scientifico. La scienza comporta sacrificio per essere compresa, il gossip è un buon compagno per scolarsi una bottiglia al bar.

Ricordiamo che consegnare le decisioni chiave al giudizio (poco informato, se non disinformato) del popolo è dai tempi di Ponzio Pilato una pessima decisione per chi ha responsabilità decisionali.

Questo è il virus da debellare per primo: ignoranza dell'elettorato e incapacità degli eletti.