L'Italia non è più una. Ma è divisibile?

La Repubblica, secondo l'Articolo 5 della Costituzione del 1948, sarebbe una e indivisibile.

Il condizionale è d'obbligo, perché dopo un anno di Governo populista, il paese non è mai stato così diviso.
Una parte consistente del paese, sta sempre più allontanandosi dal sistema di valori occidentali, supportando un Governo che ha messo a rischio la partecipazione dell'Italia agli accordi ed alle organizzazioni sovranazionali (impasse sul Commissario UE, riforma dello sport incompatibile con principi fondamentali del CIO, violazione delle convenzioni sui rifugiati e sul soccorso in mare ecc..).

Questa posizione è rappresentata pro tempore dalla Lega-Salvini, assieme ai lacchè Meloni, Toti e parte di Forza Italia. Ho ascoltato la seduta del Senato di ieri, e, in tutta sincerità, non sono disponibile ad essere leale ad un paese antieuropeo, bigotto e illiberale quale è stato tratteggiato nell'intervento di Salvini.

Fossero opinioni di politici isolati poco male, purtroppo la parte di italiani che condivide queste idee è elevata, almeno un 45% stando ai sondaggi.

Che fare? Vale la pena di andare avanti assieme oppure è il caso che l'altra parte del paese (iniziando da Milano) pensi seriamente alla secessione? Sia ben chiaro, personalmente mi dichiaro indisponibile ad essere fedele a un "Rogue State". Esclusa la lealtà restano due strade: voice o exit (Hirshman).

Valori fondamentali incompatibili

Il paese è spaccato  su due sistemi di valori  fondamentali: un sistema libertario-liberista ed un sistema identitario-autartico.

Sono due sistemi completamente incompatibili tra di loro. Personalmente, da quando ho maturato questa posizione, ho smesso di discutere con chi appartiene all'altro gruppo. La rinuncia al dialogo, per una linguaccia lunga come la mia, significa la fine di ogni possibile compromesso.

Il nostro sistema dei valori è quello grossomodo declinato nella Carta Europea dei Diritti Fondamentali. Libertà di culto, di pensiero, di religione, di iniziativa economica, libero movimento di merci, persone e capitali. Non discriminazione per sesso, religione, orientamento sessuale ed etnia.

Il loro sistema, è la difesa di una identità nazionale, religiosa, etnica (no meticciato), persino gastronomica e sessuale, della economia corporativa (prima i nostri).

Due sistemi incompatibili. Possono coesistere in un territorio solamente se un sistema prevale nettamente sull'altro. 

I contrasti continui sui social confermano che i margini per un compromesso sembrano sempre più risicati, e l'avversione reciproca crescente.

Nemmeno possiamo considerarli sistemi paritetici e degni di eguale rispetto. La piattaforma sovranista/identitaria è basata su un sacco di balle, alcune facilmente riconoscibili, altre più subdole, ma sempre poco sofisticate. La ricetta chiave è proporre soluzioni semplici. Semplici quanto calarsi un acido o farsi in vena o prendersi una sbronza colossale. Passato l'effetto anestetico vi rimarranno gli stessi problemi, aggravati dalla dipendenza e da un organismo compromesso.

Possibile dividere? E come?

L'Italia è stata unita in pochissimi momenti storici: sotto il dominio di Roma antica, nello Stato unitario dei Savoia, prima a forza, poi con buona condivisione da Caporetto fino alla caduta del fascismo (1943).

Successivamente si è creato un nuovo moto unitario indotto prima dalla necessità di contrastare il rischio di una invasione/insurrezione comunista e poi dalla ricostruzione e dallo sviluppo economico e la risposta comune alla minaccia terroristica degli anni '70.

Dagli anni '80 riemerge la tensione tra il Nord incluso e partecipe dello sviluppo europeo, ed un Sud sempre più vittima (più che beneficiario) di politiche assistenziali.

Sono gli anni del lucido sogno federalista di Gianfranco Miglio, che ha avuto (pur tra contraddizioni e semplificazioni) manifestazione politica nel fenomeno della prima Lega.

Dopo il 1945 e negli anni '80 la possibile divisione era semplice: tra Nord e Sud, come cesura netta o come evoluzione federale in più macro-regioni grossomodo coincidenti con i NUTS1 delle statistiche Eurostat. 

Il politologo Gianfranco Miglio nell'"Asino di Buridano" proponeva una italia federale basata su tre repubbliche (nord, centro, sud) + regioni autonome. 

La presenza di coerenze territoriali rendeva agevole disegnare una divisione. Oggi, purtroppo, lo scenario è completamente cambiato.

La frattura è soprattutto tra piccoli centri e città, con i primi adescati dalle idee identitarie, e le seconde (soprattutto Milano) fedeli al sistema di valori europei. Ma la divisione non è così semplicistica. Reddito, titolo di studio, situazione lavorativa sono indicatori forse ancor più forti di quelli geografici.

E' una geografia ad hub-and-spoke che risulterebbe compatibile solamente con la creazione di una serie di isole europeiste collegate da corridoi logistici. Un copia-incolla di Berlino Ovest ai tempi della Cortina di Ferro, o di qualche film di fantascienza.

Insomma, chi per lavoro si sposta tra isole europeiste dovrebbe fare dogana 2 volte al giorno. Sinceramente poco realizzabile.

Soluzione: un martellante lavoro ai fianchi per un nuovo "Spirit of '48"

Probabilmente la politica ci darà una pausa dal rischio immanente di uscire da Euro e Unione. Una pausa suffragata da un Governo che potrebbe non nascere, durare alcuni mesi o durare anni.

Non certo un governo che possa risolvere, ma nemmeno stabilizzare, una situazione precaria come quella italiana. Sarà un governo che potrebbe solo ridurre la velocità del declino, oltre a contribuire a pagare i mutui accesi dai neo-deputati della XVIII Legislatura.

Il dovere civico di chi ha un minimo di competenze è di picchiare duro, e con continuità, per schiantare dalle radici le balle sovraniste e identitarie. Non pensiate di conviverci. O li si riducono all'impotenza o il nostro livello di benessere e le libertà civili possono essere a rischio.

Bisogna creare le premesse per fare prevalere nel paese una coscienza civile occidentale, libertaria ed europeista. Faccio il verso ad un padre fondatore dell'Unione, Winston Churchill:

Contrastateli a tavola, contrastateli nei bar, contrastateli sulle spiagge e sui social. Martellateli continuamente e con metodo.

Diffondete informazioni e cultura, fino a quando sarà il momento di schiantarli e ridurli all'impotenza e alla irrilevanza politica.

Per schiantarli definitivamente serve però la nascita di una forza aggregante di centro. Una forza che possa dare visibilità politica alla maggioranza silenziosa, tollerante e lavoratrice del paese, e che possa fare rivivere lo spirito del 1948. 

Nel 1924 è mancata, e l'Italia è stata compromessa dalla cancrena fascista, nel 1948 abbiamo evitato la cancrena comunista. Ora il nemico nostro e del mondo occidentale è il populismo semplicistico, forcaiolo e millantatore.