Popolo o cittadini?

Oggi è il 4 luglio, 245 anniversario della Dichiarazione di indipendenza delle 13 Ex Colonie, che costituisce uno dei climax di un lungo percorso che dall'alto medioevo ai giorni nostri vede teorizzare ed applicare il concetto di "cittadinanza" portatrice di diritti soggettivi incomprimibili dalle Leggi degli Stati in cui si risiede.

E' uno dei concetti fondanti anche la Unione europea, e non a caso è il punto di maggior contrasto con le posizioni dei cosiddetti "sovranisti" e dei collettivisti, che considerano prioritarie le esigenze degli stati o del "popolo".

Ma cosa c'è dietro queste posizioni di pensiero, e soprattutto si tratta di posizioni riconciliabili o in insanabile contrasto. E cosa lega la Dichiarazione di Indipendenza alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea?

La lunga strada che porta alla Carta dei Diritti dell'Unione

Le fondamenta del pensiero

Il percorso che porta alla Carta dei Diritti, e al concetto della sua prevalenza su eventuali ordinamenti nazionali divergenti è lungo e articolato.

Sotto il profilo della storia del pensiero è dal recupero della cultura classica nel medioevo che si incomincia a pensare agli uomini non più come massa indistinta, ma come titolari di diritti soggettivi. Il concetto si sviluppa tra umanesimo (memento Erasmo da Rotterdam) illuminismo, liberalismo e, appunto, la Dichiarazione di indipendenza del 4 luglio 1776.  

Nel documento di Philadelphia si enuncia il concetto chiave che gli uomini sono uguali, e che hanno il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità (Life, Liberty and pursuit of Happiness).

Per ricerca della felicità si intende che ogni uomo ha il diritto di realizzarsi in tutte le dimensioni (culturale, sessuale, religiosa, politica, economica ecc...) con la sola condizione di non comprimere i diritti altrui. Questo punto chiave pone in contrasto il pensiero liberale con il pensiero identitario e il pensiero totalitarista. Facile capire le conseguenze in tema di libertà di culto, libertà di pensiero, libertà sessuale e libera iniziativa economica.

Infatti all'epoca per "ricerca" si intendeva "realizzazione" come ci spiega Arthur Schlesinger. Nella Carta fondamentale UE abbiamo una "declinazione" di cosa si intenda per ricerca della felicità, ma il concetto è lo stesso: lo stato deve garantire il diritto di ciascuno di realizzarsi.

Non solo, il diritto alla Liberty è imprescindibile dalla Safety. Lo stato deve garantire libertà e sicurezza dei cittadini nella loro "ricerca della felicità", sempre con il limite della incomprimibilità degli altrui diritti.

A fine '800 si innesta su questa linea di pensiero lo "Stato sociale". Nascono e si affermano le esigenze di rendere più eque le condizioni di partenza e di arrivo per garantire a più persone la possibilità di "ricercare la felicità". Tra fine XIX e inizio XX secolo nascono il popolarismo e la socialdemocrazia che sono assieme al liberismo le tre architravi fondanti l'Unione.

Nel corso dello scorso secolo si affianca anche il multilateralismo. Il pensiero si sviluppa con l'opera di Coudenhove-Kalergi dopo la prima guerra mondiale e si consolida con l'opera di Spinelli e Monet verso la fine della seconda. Conseguenza logica della funzionalità degli stati al servizio dei cittadini è che ove lo stato è insufficiente vadano ricercate altre organizzazioni di rango superiore (Unione) o inferiore (Regioni ed Enti locali)

Il percorso storico

Il primo tentativo di unificare l'Europa è l'impero carolingio. Una risposta alla insicurezza, e anarchia di fatto che aveva fatto arretrare l'Europa rispetto alla organizzazione dell'Impero romano. Tentativo prematuro, che produsse effetti solamente per qualche decina d'anni. Con Carlo Magno nasce l'"Idea" di Europa.

L'Europa inizia ad unificarsi di fatto con la ripresa dei commerci. Tra fiere (Champagne, Fiandre), città stato commerciali marittime, e piazze finanziarie da Firenze sino a Bruges (e oltre verso Londra) il continente è una unica realtà economica e finanziaria. Da allora siamo un "single market".

Il terzo momento fondamentale per la maturazione della coscienza europea accade agli inizi del XVII secolo, con gli eventi legati alla "Guerra dei 30 anni" che coinvolse tutta Europa. Il fatto che non vi siano episodi significativi a sud degli appennini ha sempre fatto affrontare questo periodo storico con troppa sufficienza nella scuola italiana. Le persecuzioni religiose e gli abusi di quegli anni hanno consolidato il diritto alla libertà religiosa e alla sicurezza personale.

La insufficienza dei singoli stati a garantire pace e sicurezza, anche se collegati in alleanze, si è manifestata drammaticamente con la prima guerra mondiale, ma è stato il tormentone di tutto l'800; era uno degli obiettivi del Congresso di Vienna, ma i primi "moti" contro la parvenza di ordine autocratico iniziarono già a Congresso ancora in corso.

Il fattore scatenante per l'unificazione europea è la seconda guerra mondiale, e l'esperienza dei totalitarismi: fascista e comunista, di cui ogni 29 agosto si ricordano le vittime. Il livello di governo nazionale si è dimostrato totalmente incapace di gestire una realtà complessa e interconnessa come il continente europeo. La soluzione inevitabile è organizzare un livello di governo su un territorio più esteso per condividere le risorse e per garantire la sicurezza e le libertà personali. 

La minaccia identitaria e sovranista, e l'insidia collettivista.

Identitari e sovranisti hanno in comune con i totalitaristi un concetto di base: l'individuo non è di per se portatore di diritti incomprimibili, lo è solamente in quanto appartenente ad un "popolo", ad una "identità", che sia religiosa, razziale, culturale. Il corollario è che non si possa dare un diritto superiore e prevalente a quello elaborato nella organizzazione "identitaria" cui appartengono. Per questo i richiami alla "rule of law", ovvero ai diritti incomprimibili, vengono considerati minaccia alla "sovranità" espressione di volontà popolare.

Si tratta di una minaccia che oramai è confinata ad alcuni paesi periferici d'Europa come Polonia, Ungheria, e ... purtroppo Italia.

La adesione dei due partiti chiave della destra al manifesto di Marine Le Pen, Salvini, Meloni, Orban e Morawiecki toglie ogni dubbio sulla volontà di Lega e FDI di aderire al sistema di valori europei. Lo scopo dichiarato è cambiare le istituzioni europee per diluire i diritti e premiare le pulsioni identitarie.

Non che gli altri partiti chiave possano dirsi totalmente affidabili: le ripetute ingerenze sulla libertà di spesa e sulle imposte di successione sono indice che tra PD e 5 Stelle è ancora forte un insano collettivismo ispirato ai vecchi concetti marxisti di profitto come furto dell'altrui lavoro. In questo momento l'insidia collettivista è più sfumata della minaccia identitaria, mancando di una organizzazione estesa, ma potenzialmente altrettanto pericolosa.

Le motivazioni per "correggere" l'Europa sono legate a concetti totalmente estranei al sistema dei valori europei. E' il vecchio trucco dei truffatori di professione di fissare l'attenzione sugli aspetti irrilevanti per indurre in errori di valutazione: un'auto non è una bici, se la valuti con i parametri della bici sbagli valutazione. 

  • Non esistono "radici cristiane" d'Europa. Il continente è un melting pot delle tre principali religioni già a partire da prima dell'anno mille, e l'esperienza della guerra dei 30 anni ci insegna quanto sia pericoloso fare fuoriuscire la religione dalla sfera privata della "ricerca della felicità" per imporla come cifra culturale.
  • non esiste una Europa dei popoli: tutta la elaborazione del pensiero e delle istituzioni europee è a favore di una Europa dei cittadini, che hanno diritti incomprimibili perché vivono e lavorano nell'Unione, e non per appartenenze etniche, geografiche o culturali.
  • per questo ci si concentra sulla misura minima della zucchina e della vongola (a tutela dei cittadini/consumatori di oggi e domani) e non si affrontano problemi "etici".
  • la libertà di "ricercare la felicità" non mette a repentaglio le identità. lo dimostra la storia millenaria della diaspora ebraica. Se una identità vive solo in misura della compressione delle identità altrui è certo il caso di non tutelarla. totalitarismo, Razzismo, Sessismo non sono libertà di opinione: sono indice di stronzaggine.
  • anche l'Europa "sociale" è un concetto labile. E' corretto che si intervenga in caso di crisi sistemica come è avvenuto con l'epidemia di COVID, e che si intervenga dove i singoli stati non sono più capaci di garantire  le prestazioni sociali ai propri cittadini, come avvenuto con Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, ma la gestione ordinaria del welfare dovrebbe essere ad un livello territoriale che possa identificare i bisogni. Per questo uno strumento automatico come il Reddito di cittadinanza si è dimostrato meno performante delle erogazioni dei servizi sociali dei comuni.