Matematica politica

Piccolo post grafico, sempre teso a sovvertire la situazione politica italiana. Una piccola pillola di teoria delle scelte collettive per dimostrare l'utilità di smettere di votare per i primi 4 (o forse 5?) partiti.

D'altronde, se il miglior argomento commerciale della destra è di votarli per evitare che governino le sinistre, e il migliore argomento della sinistra è votarli per scongiurare il governo delle destre, è abbastanza scontato che il migliore argomento per ogni persona di intelletto è che a questa destra scorreggiona e questa sinistra cazzona è decisamente preferibile il "laissez-faire" ovvero l'anarchia politica più totale.

Non spaventatevi, i treni viaggeranno comunque. Per quelli basta (e avanza) la burocrazia.

Il problema della politica

L'immagine di apertura rappresenta matematicamente il problema della politica: prendere delle buone scelte collettive.

Si tratta di trovare una soluzione "P" che tenga conto delle esigenze di tutti (o almeno il maggior numero possibile) di cittadini. 

Ogni Cittadino (prendiamo a caso Nando) valuta la scelta rispetto alle proprie inclinazioni e ai propri interessi. Se la scelta pubblica è abbastanza vicina a Nando, il nostro cittadino modello sarà ben lieto, collaborativo e allineato con chi governa (Loyalty).

Se, invece, la decisione pubblica è ben distante, a Nando rimarranno due strade: o protestare (Voice) oppure andarsene (Exit). Sono le keywords di un volumetto di Hirschman, piuttosto datato (inizi anni '70), ma ancora godibilissimo ed attuale. Il tasso di emigrazione degli italiani qualificati è un chiaro indice della rilevanza del problema, come l'evasione fiscale.

Alcune note:

  • i nostri 8 personaggi che chiedono una soluzione non sono necessariamente cittadini. Sono semplicemente persone che hanno nel territorio il centro di interessi. Secondo la terminologia fiscale sono "residenti", o stakeholders nel gergo economico. Quindi se un "residente" non ha diritto di voto, questo costituisce già un problema di "universalità" delle decisioni prese.
  • una buona decisione dovrebbe tenere conto anche dei residenti futuri, per questo indebitarsi per finanziare la sagra del fagiolo 2.0, o peggio creare un buco futuro con pensioni baby e simili costituiscono un furto nei confronti dei futuri residenti.
  • secondo punto, perché siano assunte decisioni condivise è necessario che buona parte dei residenti abbiano delle idee non troppo difformi, e che esista una via per trovare una soluzione condivisa, anche per tentativi. Questo implica che le preferenze "convergano", ovvero siano abbastanza "convesse" e, ancor meglio, "unimodali". Su questo tema un altro lavoro datato di 70 anni (il "teorema di Arrow") potrebbe essere un interessante approfondimento.
  • terzo punto: che la matematica c'entri con la possibilità di avere un sistema politico che funzioni e che non sia dittatoriale ce ne siamo accorti da un bel po'. I primi lavori (paradosso di Condorcet) risalgono alla Rivoluzione Francese

Perché altri paesi hanno governi che funzionano, e i nostri hanno invece il porco vizio di prendere decisioni alla cazzo di cane?

Facciamo un piccolo confronto. Ho preso le medie dei sondaggi 2021 di Europe Elects, e ho attribuito una collocazione da -100 (estrema SX) a +100 (estrema DX) dei partiti. Mi sono basato sulle famiglie europee di appartenenza e ho applicato il sistema di "a occhio e croce". Prelevate i dati e giocateci pure.

La situazione mi sembra questa:

Quindi Germania e Olanda hanno un equilibrio naturale. L'equilibrio si raggiunge naturalmente e le competizioni elettorali sono sui fatti e non sui principi (o meglio pugnette).

Più complesso il caso della Francia, che ha un brutto bubbone a destra rappresentato dalla Le Pen e dal suo movimento. I transalpini sono però aiutati da un vero e proprio intervento di ingegneria politica. Il sistema a doppio turno, che Charles De Gaulle (convinto dal fine giurista Debré) aveva inserito nella riforma che ha portato alla V Repubblica nel 1958.

All'epoca due minacce estreme preoccupavano i francesi:

  • gli estremisti di destra, ex OAS (tra le origini del movimento RN della Le Pen), che avevano tentato un colpo di stato nel 1958 e di assassinare De Gaulle nei primi anni '60
  • il partito comunista francese, ancora molto legato a Mosca.

Con un sistema a doppio turno (citando Peyrefitte) al primo turno si sceglie, al secondo si scarta. E questo device ha permesso di tenere sempre lontani dal potere gli estremisti. La Le Pen, con il 30% dei consensi, non conta una beata minchia. E così Melenchon, capoccia dei rossi di France Insoumise.

La situazione italiana e come uscirne

Un effetto collaterale di preferenze concave e bimodali è che la competizione politica tende a focalizzarsi sulle ideologie e sulla appartenenza (popolo di qui, popolo di là) piuttosto che sulle soluzioni. Inoltre in tale competizione sono più efficaci i soldatini delle menti pensanti.

Insomma si innesta una vera e propria gara di proclami, nella quale si selezionano tra le due parti i più allineati, che spesso sono anche i più sfigati, senza serie alternative alla politica per sbarcare il lunario.

Siamo ad un livello di non ritorno: la camera alta (il Senato) ha confuso biologico e biodinamico senza fare un plissé. Il pesce puzza dalla testa, quindi se questo è il livello indecente del top della politica potete immaginare che branco di scalcagnati yesman si affollino nel sottobosco di enti locali, ed entities annesse e connesse. 

Soluzione? scordatevi ogni lealtà a questo sistema partitico. Se non ci sbrighiamo a toglierci dalle palle Lega PD FDI 5 Stelle (e anche FI) e i loro leader la migliore prospettiva per i residenti in Italia è che finita la baldoria del Next Generation EU il debito porti ad un commissariamento del paese come accaduto per la Grecia. Nota bene: la propaganda sulla Troika che ammazza vecchi e bambini è finita, e sapete perché ? Perché con un poco di austerità e una rimodulazione del debito anche la Grecia si è sistemata. La alternativa, se volete mantenere la (loro) sovra-anità? Tenetevi il vostro Venezuela!