25 Aprile: un paese che non riesce a fare i conti con il passato

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Oggi, 25 Aprile, abbiamo assistito alla solita commedia tra nostalgici fascisti e antifascisti.

Che si faccia ancora polemica in Italia è preoccupante, quando la verità storica sui regimi totalitari del '900 dovrebbe essere un dato acquisito, ad oramai 74 anni dal termine dei regimi fascisti, e a 30 anni dal termine dei regimi comunisti.

A mio avviso è il segnale evidente che il paese non ha mai voluto fare i conti con la propria storia ingombrante, a differenza degli amici tedeschi.

Consapevole di scrivere considerazioni sgradite alla stragrande maggioranza degli italiani, ma completamente indifferente al fatto, mi ci cimento.

Enjoy (a quei quattro gatti che non amano seguire i mainstream)

Prolegomeni al fascismo: la vittoria mutilata

Le radici della parte "militante" del fascismo vanno ricercate nella retorica nazionalista indottrinata nei coscritti della prima guerra mondiale per indurre e giustificare il massacro dei fantaccini mandati all'assalto delle mitragliatrici e dei cannoni austriaci.

Cadorna "il Capo", le cui simpatie totalitarie erano ben note, cercò una svolta autoritaria nel paese ben prima di Mussolini. Il Generale, burocrate della morte, addebitava infatti al liberalismo ed al socialismo le sconfitte o le mezze vittorie dell'esercito italiano su e giù dall'Isonzo.

Poi venne Caporetto, e la svolta autoritaria fu rimandata di qualche anno. Il Generale fu costretto alle dimissioni, ma l'indottrinamento di alcuni militari, incaricati di scardinare le difese avversarie (gli Arditi), fu pericolosamente intensificato. Gli arditi furono infatti tra i maggiori azionisti dei "Fasci italiani di combattimento", movimento politico fondato a Milano da Benito Mussolini il 23 marzo 1919.

Tra le motivazioni "chiave" per la creazione del movimento, la impressione che la vittoria italiana contro l'Impero austroungarico fu "mutilata" dagli accordi delle diplomazie occidentali, restituendo all'Italia solamente compensazioni territoriali minori rispetto ai sacrifici sostenuti dal popolo italiano durante il conflitto.

Impressione frutto della propaganda sabauda ed interventista. Se affiancate alle fonti italiche alcune fonti internazionali, diventa chiaro, infatti che:

1) più che di vittoria italiana si può parlare di disgregazione dell'impero austroungarico. Durante il 2018 le privazioni all'intero del millenario impero e la scomparsa di una figura carismatica come Franz Joseph portarono a rivoluzioni nazionali che crearono gli stati di Ungheria, Yugoslavia, Cecoslovacchia, Polonia.

2) Il Fronte Italo-Austriaco dopo Caporetto fu pesantemente sostenuto dagli alleati. Un libro ed una pagina Facebook per due veloci hints: "Addio alle Armi" Hernest Hemingway e Association des Anciens Combattants Français en Italie.

3) buona parte dei "sacrifici" degli italiani furono la conseguenza di tattiche di assalto criminali dei generali italiani, con Sciaboletta (Vittorio Emanuele II) e gentile consorte a fare i turisti di guerra al Lido di Venezia.


Breve storia del fascismo

Il primo fascismo - tra rivoluzione e reazione

Il primo fascismo fu essenzialmente un movimento di balordi. Arditi disadattati mal tolleranti del ritorno alla vita civile, rivoluzionari ancora intrisi della propaganda nazionalista che li aveva spinti ad anteporre una fantomatica "patria" (in realtà i desideri di potere dei savoiardi) ed altra gente senza arte né parte.

Mussolini lo tramutò in qualcosa di diverso:

Il primo momento chiave, verso la istituzionalizzazione, fu la "marcia su Roma". Il 28 ottobre 1922, un gruppo di circa 50.000 facinorosi cercò di "forzare la mano" alla monarchia per conferire l'incarico di Presidente del Consiglio a Benito Mussolini.

Per la compiacenza e complicità di Vittorio Emanuele II, l'Esercito lasciò passare la "colonna infame" e Sciaboletta ebbe la scusa per dimettere il Presidente Facta e nominare Mussolini a capo del governo.

Quanto stava succedendo in Italia non è un fatto isolato. La Prima guerra mondiale non terminò con gli armistizi di Villa Incisa e di Rethondes, soprattutto nei paesi vinti e nei nuovi paesi formatesi durante e dopo la conferenza di pace di Versailles.

L'Italia fu un caso particolare: un paese che apparteneva al novero dei vincitori e che ebbe una dinamica simile agli imperi centrali implosi con la guerra 1914-18. 

Mussolini: tra paraculaggine e criminalità fino alla svolta del 1925

Mussolini occupò il potere con criminale perizia: costituì una massa critica di driver del consenso mettendo assieme le corporazioni di agrari, imprenditori legati alle commesse pubbliche, ed il peggiore bigottismo cattolico. Gli accordi con la criminalità e la massa di balordi fornirono la manovalanza per le azioni di intimidazione, pestaggio sistematico e assassinio degli oppositori.

Dal primo Governo, Mussolini cercò di accreditarsi come elemento di equilibrio e di garanzia, quando le squadracce intimidivano ed eliminavano fisicamente gli avversari.

La composizione del Governo Mussolini I è indicativa di questa "paraculaggine". 3 fascisti, 2 popolari, 2 democratico-sociali, 2 liberali, 1 nazionalista, 2 militari ed 1 indipendente.

In questo ambiente di connivenza con la criminalità comune ed una spolveratina di incenso per rendersi credibile ai più, maturò il rapimento e l'omicidio di Giacomo Matteotti, già inviso al fascismo per avere denunciato i brogli alle elezioni del 1924.

Il deputato socialista polesano fu ucciso perché stava per denunciare e documentare i rapporti tra criminalità, fascismo e (probabilmente) tangenti di multinazionali del petrolio. Siamo a giugno 1924

Dopo una difesa pretestuosa, Mussolini, il 3 gennaio 1925, si assunse la responsabilità politica dell'omicidio, senza conseguentemente consegnarsi alla Magistratura per essere processato. Questa data viene convenzionalmente assunta come inizio della dittatura, coincidendo con il completo e doloso sconvolgimento dell'equilibrio dei poteri.

Per questo Mattarella, nell'odierno discorso di Vittorio Veneto, ha parlato di un ventennio di dittatura, anche se i fascisti fanno coincidere l'anno primo con il 29 ottobre 1922, day after della marcia su Roma. 

Ben consapevole della necessità di un "deal" con la Chiesa Cattolica, il Duce quasi da subito cercò un accordo che gli lasciasse mano libera (anche nei confronti di esponenti del clero e di politici di ispirazione cattolica). Ci mise un sacco di tempo e di energie, ma i patti lateranensi del febbraio 1929 costituirono la definitiva affermazione del fascismo nel paese.

Gli italiani ed il consenso al fascismo

Buona parte degli italiani fu complice consapevole del fascismo. Per quanto i brogli siano stati rilevanti, non possono avere completamente stravolto i dati elettorali.

Voti/elezioni 1919 1921 1924  1929 1934
Liste Fasciste - 0,45 64,94  98,43  96,46
Socialisti 32,28 24,69 10,93     
Popolari 20,53 20,39 9,01     
Liberali 24,54 17,48 1,51     
Partito democratico sociale 10,95 4,68 1,55     
Nazionalisti 19,07  -    
Comunisti -   3,74    

Quindi tra brogli, botte e propaganda, la stragrande maggioranza degli italiani 95 anni fa si affidò ad un branco di scappati di casa, con un gruppuscolo di nobiluomini, idioti utili alla causa. Poi ... fu plebiscito.

Gli italiani furono vittime oppure complici dell'inganno fascista? Secondo la storiografia ufficiale vittime, dalle mie riflessioni e dai numeri emergono invece delle complicità pesanti, che il mantra della concordia nazionale ha colpevolmente coperto.

Non è ragionevole che in 3 anni un partito di 4 balordi arrivi al 65% dei consensi spiegati unicamente per le botte e la propaganda. Così come  Sciaboletta avrebbe potuto abbattere a mitragliate i 50.000 della marcia su Roma, una maggioranza coesa avrebbe potuto disfarsi agevolmente della cancrena fascista.

Non è successo per molti motivi: chi vedeva nel partito un alleato da cavalcare per arrivare al potere e poi disfarsene, chi obbedendo alla retorica anticapitalista vedeva i fascisti come rivoluzionari, chi era pronto ad approfittare dei repulisti del regime negli impieghi pubblici, negli appalti per sfrattare concorrenti armati solamente della tessera del P.N.F. e di una grandissima faccia da culo.

Il Deal con il Vaticano (Patti Lateranensi) costituiva poi la ciliegina sulla torta per giustificare l'appoggio al regime. Se la balordaggine era l'anima dei primi fascisti, l'indifferenza, la razionalizzazione di una appropriazione indebita e l'impunità nel commettere ogni sorta di reati riservata ai gerarchi costituì l'Azimuth del fascio.

Il delirio imperiale - l'inizio della fine

Tra il 1922 ed il 1932 l'Italia fascista si era già resa colpevole di crimini di guerra nella neoconquistata (1911) e turbolenta colonia africana. Graziani (ha ancora piazze a lui dedicate) si rese colpevole di omicidi di massa, tanto da eliminare ogni opposizione. Pure Churchill si lagnò della "impermeabilità" dei libici sopravvissuti alle persecuzioni italiane.

Il racconto di quella pagina oscura, culminato con l'impiccagione del leader libico Omar Mukhtar, è narrato in un film del 1980 (ben poco diffuso sui piccoli e grandi schermi italiani). "Il Leone del deserto". 

Sciaboletta non poteva però accontentarsi di una pacificazione, ed il DUX che DUX poteva essere senza una guerra vittoriosa? Maturò l'idea della guerra all'Etiopia, unico stato africano rimasto indipendente.

Fregandosene della diplomazia internazionale l'Italia fascista sottomise lo stato africano, macchiandosi di ogni efferatezza, dallo stupro di guerra, all'utilizzo dei gas contro la popolazione civile.

La guerra di Etiopia costituì la fine di ogni "feeling" tra il mondo occidentale (le plutocrazie, nelle parole di quel gran coglione di Benito) e l'Italia fascista, e la crisi economica derivante dalle sanzioni comminate. Il fascismo non poté più essere considerato un argine al dilagante comunismo, già arrestatosi (peraltro) sulla barriera degli stati centro europei. 

Al Fascio non rimaneva che una strada: trovare amicizie e alleanze con organizzazioni similari. Da qui il progressivo avvicinamento alla Germania Nazista e l'intervento a fianco dei Falangisti di Francisco Franco nella guerra civile spagnola. Nota di colore: il termini "pulizia"- limpieza per sterminio degli avversari fu coniato durante quel conflitto.

Per un atto di rimming al neoalleato, e per recuperare posti da distribuire tra i fedelissimi, furono adottate anche in Italia le leggi razziali, destinate in primis alla persecuzione degli ebrei.

L'italia in guerra: il marmo imperiale si rivela cartapesta

Mussolini, da buon paraculo, entrò in guerra quando pensava che la pace fosse questione di mesi ("dobbiamo sacrificare qualche migliaio di morti"). Da subito si rivelò il bluff del regime, e la totale inadeguatezza di materiale bellico scelto sulla base delle mazzette pagate ai gerarchi più che su valutazioni di efficacia.

L'Italia fascista si sgretolò immediatamente, ma tre eventi minarono definitivamente il consenso interno al regime:

Lo sbarco alleato in Sicilia e la sua facile conquista furono il de profundis per Mussolini.

Sciaboletta pugnalò alle spalle il Duce facendolo sfiduciare dal Gran consiglio del Fascismo del 23 Luglio 1943, e cercando di imprigionarlo per usarlo come merce di scambia. Il Re non esitò a scapparsene alla chetichella da Roma abbandonandola nelle tenaglie del'ex alleato tedesco.

Le 600 (più o meno) giornate di Sodoma - La Repubblica di Salò

Dopo la liberazione di Mussolini venne messo in piedi un regime da tragicomica, la Repubblica di Salò, nella quale i peggiori estremisti, sadici ed assassini rimasti al regime si coalizzarono difesi dalle armate tedesche per istituire un regime di terrore e sopraffazione nel Nord Italia, complice il rallentamento dell'offensiva alleata per la preparazione dello sbarco in Normandia.

Milano divenne uno dei centri in cui il Regime perpetro le peggiori porcate, una di queste fu l'eccidio di Piazzale Loreto. 15 prigionieri furono prelevati da San Vittore, fucilati e lasciati a putrefarsi nel caldo estivo di Milano presi a sassate, sputi e calci dai fanatici fascisti.

Chi la fa la aspetti. Meno di un anno dopo fu l'ex duce ad essere appeso nello stesso posto.  

Pasolini in "Salò, o le 120 giornate di Sodoma" rappresentò magistralmente il livello di degrado umano raggiunto durante il crepuscolo del regime:


La Resistenza in Italia

Preciso "in Italia" perché la Resistenza fu un movimento europeo. In tutti i paesi oggi facenti parte l'Unione Europea si organizzarono movimenti di resistenza ai regimi Nazifascisti. Ognuno con particolarità ed estensione specifiche, ma con il comune denominatore della difesa degli ideali di libertà di pensiero, non discriminazione razziale e religiosa, libertà di iniziativa e ripudio della guerra.

Dagli ideali di libertà di pensiero, di culto e di movimento, non discriminazione razziale, religiosa e sessuale nacque il complesso di valori cosiddetti "occidentali" formalizzati nella DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI e nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

In Italia come in buona parte d'Europa la Resistenza iniziò come movimento di élite, di "professoroni" e di "buonisti" utilizzando i termini di un idiota a noi contemporaneo. Divenne un movimento di massa solo in un secondo momento, nell'estate 1941, con la "discesa in campo" dei comunisti in seguito all'aggressione Nazista all'URSS.

Sfruttando la tradizionale avversione dell'italiano medio per il sapere, nella propaganda di regime le persecuzioni nei confronti degli antifascisti furono derubricate a "vacanze forzose".

Come avete visto dalle cifre elettorali i "comunisti" prima della seconda guerra mondiale erano marginali nel paese e non vennero inizialmente particolarmente perseguiti dal regime, se non per alcuni soggetti "pericolosi" come Antonio Gramsci.

Ricordiamo che da fine estate 1939 al 22 giugno 1941 La Germania Nazista e l'URSS Stalinista furono alleate. L'ordine di "non rompere" venne esteso anche ai partiti comunisti occidentali. Così fu.

La svolta dell'8 settembre

Solo dopo l'armistizio la resistenza divenne movimento di popolo e i comunisti italiani entrarono in alleanza con le forze popolari, socialiste e liberali che dalla nascita del regime sostennero l'opposizione subendone le persecuzioni.

Ciò che rese una opposizione di élite un movimento popolare furono le requisizioni di uomini per il lavoro forzato in Germania e/o per combattere una guerra considerata già persa e non più condivisa come ausiliari delle armate naziste. Poco più di Waffen SS.

Già il 9 settembre 1943 venne costituito il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale). Organo "crossbench" come direbbero i britannici: Ivanoe Bonomi (DL, Presidente), Mauro Scoccimarro e Giorgio Amendola (PCI), Alcide De Gasperi (DC), Ugo La Malfa e Sergio Fenoaltea (PdA), Pietro Nenni e Giuseppe Romita (PSI), Meuccio Ruini (DL), Alessandro Casati (PLI).

Lo scopo era cercare di ricreare un minimo di ordine dal disastro lasciato dal fascismo e dalla monarchia sabauda in fuga per contenere eccessi e per coordinare le azioni degli insorti.

Per ragioni logistiche, in data 7 febbraio 1944, nella zona nord del paese venne creata una organizzazione autonoma: il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia). 

Sui fatti d'arme, le rappresaglie nazifasciste e le vendette post 25 aprile non mi soffermerò più di tanto. Ogni anno siamo sommersi dalle informazioni.

Quanto costò in termini di vite umane 

Alcuni punti chiave:

  1. Lo ricordo anch'io: il 25 aprile 1945 è la data della insurrezione generale del Nord Italia, la resa delle forze Naziste (le Fasciste erano oramai sbandate) è di qualche giorno posteriore (2 maggio)
  2. la fucilazione di Mussolini fu condivisa da tutto il Comitato di Liberazione, quindi da Comunisti, Socialisti, ma anche Azionisti e Popolari (del CLNAI faceva parte il fratello di Alcide De Gasperi).
  3. con l'avvicinarsi della conclusione del conflitto emersero le profonde differenze tra i partigiani comunisti e parte dei socialisti da un lato (inquadrate nelle Brigate Garibaldi) e i popolari e d azionisti delle Brigate Osoppo sfociarono in veri e propri conflitti armati nella Venezia Giulia. Ma qui inizia la storia scomoda ed i conti mai fatti con il passato d'Italia.

Fonti

Pertini legge il proclama del 25 aprile 1945

 

Il Comunicato CLNAI sulla fucilazione di Mussolini e dei gerarchi

Il CLNAI dichiara che la fucilazione di Mussolini e complici, da esso ordinata, è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro Paese ancora coperto di macerie materiali e morali, è la conclusione di una lotta insurrezionale che segna per la Patria la premessa della rinascita e della ricostruzione. Il popolo italiano non potrebbe iniziare una vita libera e normale - che il fascismo per venti anni gli ha negato - se il CLNAI non avesse tempestivamente dimostrato la sua ferrea decisione di saper fare suo un giudizio già pronunciato dalla storia.

Solo a prezzo di questo taglio netto con un passato di vergogna e di delitti, il popolo italiano poteva avere l'assicurazione che il CLNAI è deciso a proseguire con fermezza il rinnovamento democratico del Paese. Solo a questo prezzo la necessaria epurazione dei residui fascisti può e deve avvenire, con la conclusione della fase insurrezionale, nelle forme della più stretta legalità.

Dell'esplosione di odio popolare che è trascesa in quest'unica occasione a eccessi comprensibili soltanto nel clima voluto e creato da Mussolini, il fascismo stesso è l'unico responsabile.

Il CLNAI, come ha saputo condurre l'insurrezione, mirabile per disciplina democratica, trasfondendo in tutti gli insorti il senso della responsabilità di questa grande ora storica, e come ha saputo fare, senza esitazioni, giustizia dei responsabili della rovina della Patria, intende che nella nuova epoca che si apre al libero popolo italiano, tali eccessi non abbiano più a ripetersi. Nulla potrebbe giustificarli nel nuovo clima di libertà e di stretta legalità democratica, che il CLNAI è deciso a ristabilire, conclusa ormai la lotta insurrezionale.

Il Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia.

Achille Marazza per la Democrazia Cristiana

Augusto De Gasperi per la Democrazia Cristiana

Ferruccio Parri per il Partito d'Azione

Leo Valiani per il Partito d'Azione

Luigi Longo per il Partito Comunista Italiano

Emilio Sereni per il Partito Comunista Italiano

Giustino Arpesani per il Partito Liberale Italiano

Filippo Jacini per il Partito Liberale Italiano

Rodolfo Morandi per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria

Sandro Pertini per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria

 

 


Il rischio di non fare i conti con se stessi

"History doesn't repeat itself but it often rhymes" Mark Twain 

Ma quali conti non furono mai fatti sul fascismo e sulla sua fine?

3 dico 3 bullets:

1) non c'è mai stata una Norimberga italiana.

Il Processo di Norimberga fu scioccante per i tedeschi, ma costituì un archivio perenne di documentazione sui crimini del nazismo e dei suoi gerarchi. La documentazione legale sul processo è tuttora disponibile online, mentre gli appunti di uno psicologo che seguì imputati e testimoni sono una interessante fonte sugli habits mentali di chi si macchiò di crimini immaginabili.

Processi ne abbiamo avuti post guerra, ma ben presto chiusi per quanto sotto descritto.

2) i conti non fatti dal PCI son il proprio passato

IL PCI prendeva ordini da Mosca fino alla fine degli anni '50. La documentazione sulla organizzazione di una insurrezione armata comunista, sull'accordo per cedere la Venezia Giulia ai comunisti Titini e sulle armi nascoste per queste finalità sono verità storica acquisita senza ombra di dubbio.

Il PCI ed i suoi eredi hanno sempre nascosto questo scheletro nell'armadio, pavoneggiandosi della retorica della liberazione ma omettendo la razionalizzazione di un progetto di insurrezione comunista nel paese.

Palmiro Togliatti - Lettera a Vincenzo Bianco citato in "Le altre Gladio" posizione 528ss
Noi consideriamo come un fatto positivo, di cui dobbiamo rallegrarci e che in tutti i modi dobbiamo favorire, la occupazione della regione giuliana da parte delle truppe del maresciallo Tito. Questo infatti significa che in questa regione non vi sarà né un’occupazione, né una restaurazione dell’amministrazione reazionaria italiana, cioè si creerà una situazione profondamente diversa da quella che esiste nella parte libera d’Italia, si creerà una situazione democratica, in cui sarà possibile distruggere a fondo il fascismo e organizzare il popolo tanto per la continuazione della guerra contro gli invasori tedeschi, quanto per la soluzione di tutti i problemi vitali. Il nostro Partito deve partecipare attivamente, collaborando con i compagni jugoslavi nel modo piú stretto, alla organizzazione di un potere popolare in tutte le regioni liberate dalle truppe di Tito […] e in cui esista una popolazione italiana, attraverso i suoi rappresentanti democraticamente scelti, agli organi di potere popolare che si creeranno in quelle regioni […] Questa direttiva vale anche e soprattutto per la città di Trieste. Noi non possiamo ora impegnare una discussione sul modo come sarà risolto domani il problema di questa città, perché questa discussione può oggi soltanto servire a creare discordia tra il popolo italiano e i popoli slavi. Quello che dobbiamo fare è, d’accordo con i compagni slavi e nella particolare situazione che si sta creando in quella regione, portare il popolo di Trieste a prendere nelle sue mani la direzione della vita cittadina, garantendo che alla testa della città vi siano le forze democratiche e antifasciste piú decise e disposte alla collaborazione piú stretta con il movimento slavo e con l’esercito e l’amministrazione di Tito. I nostri compagni devono comprendere e far comprendere a tutti i veri democratici triestini che una linea diversa si risolverebbe, di fatto, in un appello all’occupazione di Trieste da parte delle truppe inglesi con tutte le conseguenze che ciò avrebbe (cioè disarmo dei partigiani, nessuna misura seria contro il fascismo, instaurazione di una amministrazione reazionaria, nessuna democratizzazione) […] Il Partito è tenuto, in tutta l’Italia settentrionale […] a sviluppare un’ampia campagna di solidarietà e per la collaborazione piú stretta coi popoli della Jugoslavia e col loro governo ed esercito nazionale […]

 

3) i conti non fatti da DC ed alleati

Nel rischio di una insurrezione comunista, che sarebbe probabilmente partita da Trieste, la DC mandò un giovanissimo Giulio Andreotti, con una dotazione di fondi riservati per organizzare una resistenza ad una potenziale invasione sovietica e dei suoi alleati.

Il rischio era percepito come forte e comune in tutta Europa, tanto che gli scarsi fondi iniziali sono stati ben presto corroborati da risorse NATO. E' l'operazione Gladio (o Stay-Behind nella versione internazionale).

Ciò che distinse l'Italia fu lo sdoganamento frettoloso di elementi contigui al fascismo per rinforzare velocemente le fila di una resistenza che si credeva imminente. I "neo-democratici" (o meglio "diversamente-democratici") imbarcati utilizzarono sistemi non esattamente ortodossi. E' storia l'assassinio di carabinieri che scoprirono i depositi di armi (strage di Peteano, 1972), forti e mai smentiti i sospetti dei legami tra alcuni di questi nuclei, il tentativi di golpe neofascisti "Solo (1964)", "Borghese  (1970)" e il terrorismo nero degli anni '70. 

Il rischio: una assonanza fascista?

Chiarisco subito: è improbabile un ripetersi esatto di quanto accaduto un secolo fa, ma è possibile, e va scongiurato, un passo indietro sulle libertà civili, sui diritti personali e sulla stabilità economica. Effetti questi non indotti dal solo fascismo, ma anche dalle altre due degenerazioni della democrazia: il comunismo (o socialismo reale) e il populismo.

Abbiamo un neofascista al Viminale? Probabilmente si, forse più per idiozia che per premeditazione. L'atteggiamento di Matteo Salvini nei confronti di quest'ultimo 25 aprile e la composizione del bacino elettorale della nuova Lega Salvini sono preoccupanti.

Neo bigotti,  xenofobi, razzisti, borghesi impauriti, veri e propri balordi di Casapound, corporazioni attente alle rendite di posizione e nemiche dei trattati di libero scambio ci sono tutti. Tutte le classi sociali che fecero scattare il 50%+X di consensi al Regime fascista.

Secondo elemento di rischio è la nota assenza di coscienza collettiva e di memoria storica degli italiani. Prontissimi a bruciare le case altrui per guadagnare vendendo cenere, non si ricordano quante volte negli incendi incontrollati è andata a fuoco anche la propria casa.

Esistono però un vincolo forte ed un fattore scatenante non ancora a rischio di produrre scintille.

Il vincolo forte è l'appartenenza dell'Italia all'Unione europea, e più il processo di integrazione europea procede, meno diventa possibile una scelta autonoma e demenziale dell'Italia.

Il trigger assente è la stabilità economica e finanziaria derivante dall'adesione alla moneta unica e al percorso di stabilità finanziaria.

Per questi motivi va a tutti i "professoroni" il mio "tenete duro!" I professoroni furono l'inizio della fine del fascismo, possono costituire l'ostacolo impassabile per la nuova e pericolosa destra salviniana. Minate le basi del consenso con la diffusione del sapere e impedite che vengano disgregati i due vincoli forti per una "rima" fascistoide: Euro e Unione Europea.

Non fatevi fregare dalla retorica sovranista: la sovranità è una autorità condivisa e diffusa. Dal Comune di residenza, alla Provincia, alla Regione, allo Stato nazionale, alla organizzazioni Sovranazionali, formalizzata (Unione Europea) oppure meno cogenti (NATO, ONU, FMI, Banca Mondiale). Non sareste minimamente più padroni a casa vostra tagliando o riducendo i legami dello Stato. Semplicemente dareste più poltrone da spartirsi ai politici italiani.

Questa la nuova resistenza, malgrado l'occupazione dei media, le balle sparse da venditori di pozioni magiche e ... un Presidente della Repubblica in evidente difetto di spina dorsale.

 


Per chi vuole leggersi qualcosa

Una lista di alcune fonti sulle quali ho basato le considerazioni sopra esposte. Enjoy!